domenica, Dicembre 4, 2022
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Anna Frank e il diario segreto, recensione del film d’animazione di Ari Folman

La recensione di Anna Frank e il diario segreto, il nuovo film d'animazione dell'acclamato regista e sceneggiatore israeliano Ari Folman. Al cinema dal 29 settembre.

Non è facile rielaborare le ferite e gli spettri del passato senza ricadere nell’ovvio, nel già visto, nel politicamente corretto che depaupera la storia di tutta la sua brutalità. Non è facile trovare un punto di vista inedito su argomenti che hanno ormai colonizzato l’immaginario collettivo, restituendone in tal modo una nuova versione, capace di indurre la riflessione nello spettatore che si trasforma, in tal modo, da voyeur passivo in agente attivo, in grado di rielaborare messaggi e pensieri meditativi che lo accompagneranno anche quando il film sarà finito e le luci della sala si saranno riaccese. Non è facile, ma con intelligenza e talento è possibile riuscire in questa impresa: lo dimostra Ari Folman – regista, sceneggiatore e compositore israeliano già noto per il gioiello autobiografico Valzer con Bashir, vincitore del Golden Globe – che torna dietro la macchina da presa per confrontarsi con un argomento delicato e complesso: adattare, ancora una volta, il Diario di Anna Frank per lo schermo.

E il risultato è un piccolo capolavoro: Anna Frank e il diario segreto (in originale Where Is Anne Frank) è un’opera d’animazione capace di risvegliare, trasversalmente, le coscienze degli adulti formando quelle dei più giovani, alla scoperta di un testo fondamentale per la comprensione della Storia. Kitty, che nel Diario è l’amica immaginaria a cui Anna confida i suoi segreti e i suoi sogni, si risveglia magicamente nella casa di Amsterdam in cui ha vissuto Anna: sono gli anni 2000 e la casa nascondiglio è stata adibita a museo, attirando visitatori da tutto il mondo. Convinta che Anna sia ancora viva, Kitty si mette sulle sue tracce affrontando un viaggio avventuroso alla scoperta del mondo di oggi. Con l’aiuto del suo amico Peter, che gestisce un centro di accoglienza segreto per rifugiati clandestini, Kitty segue le tracce di Anna. Sconcertata da un mondo lacerato e dalle ingiustizie sopportate dai bambini rifugiati, la ragazzina decide di realizzare l’intento di Anna e, grazie alla sua onestà e al suo senso morale, lancia un messaggio di speranza e di generosità indirizzato alle generazioni future.

La gestazione di Anna Frank e il diario segreto non è stata facile per Folman: ci sono voluti otto anni per trovare la chiave di volta giusta per “comporre” il film, in una vera e propria operazione di artigianato che ha visto la compresenza di tecniche miste, dagli sfondi realistici in stop-motion – alla Wes Anderson e Tim Burton – uniti alla tradizionale animazione in 2D che ha portato in vita i personaggi. L’impatto finale di questo esperimento permeato di realismo magico è di gran lunga notevole e assolutamente in grado di riflettere le intenzioni del regista: la sua volontà, fin dal principio, era infatti quella di rileggere il Diario di Anna Frank sotto un’altra luce, adottando un punto di vista nuovo e completamente diverso per raccontare, attraverso una via alternativa, una storia sulla quale è già stato detto molto, forse anche troppo (o in modi troppo convenzionali).

Una storia d’amore… ma anche di fantasmi!

L’intenzione di Folman era, fin dal principio, quella di portare sullo schermo una fiaba moderna per giovani adulti, nella quale è Kitty – l’amica immaginaria di Anna, destinataria delle confessioni del diario – a prendere vita, esplorando sullo schermo le opportunità della vita moderna, in tutte le sue sfumature e contraddizioni. La ragazzina dai capelli rossi si mette così sulle tracce di Anna compiendo un viaggio fuori di sé, tra le vie del mondo contemporaneo, e dentro il suo Io più profondo; un percorso nella consapevolezza che la porterà ad interfacciarsi con le ombre della paura, dell’orrore, della guerra e della morte, per poi infine crescere e trovare il proprio posto nel mondo. Per rivivere la Storia, scongiurandone le conseguenze, Folman sceglie di affidarsi ancora una volta al tocco del realismo magico, sfumando i contorni della realtà e della fantasia, confondendo i piani narrativi e permettendo all’invisibile (quanto all’impossibile) di materializzarsi sullo schermo d’argento, stretto nell’abbraccio della sala buia.

Il cinema è capace di creare delle seconde occasioni sullo schermo, modificando e manipolando la Storia e gli eventi (come ben ci ha insegnato Tarantino con i suoi Bastardi Senza Gloria e C’era una volta a Hollywood): Kitty vive la vita da adolescente che è stata negata alla piccola Anna, in una sorta di What If…? che intreccia i fili del tempo fino a creare un ponte tra passato e presente, edificato sulle solide basi della memoria e del ricordo; e il nostro tempo idiosincratico diventa lo specchio di errori (ed orrori) che si sono già perpetuati nei secoli, nella speranza di traghettare nel futuro soprattutto le generazioni più giovani, prendendole per mano.

Anna Frank e il diario segreto è un poetico atto d’amore, definito dal tratto impeccabile dell’animazione di Folman; ma, come ogni storia d’amore (e di orrore), è una storia di fantasmi. Di spettri, di proiezioni ectoplasmatiche di terrori “lontani” (ma non troppo) che aleggiano ancora sul nostro presente, e che bisogna impegnarsi a non far tornare, esorcizzando tutti insieme la loro presenza con la forza evocativa del ricordo, perpetuato attraverso la narrazione tramite parole ed immagini.

Guarda il trailer di Anna Frank e il diario segreto

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Anna Frank e il diario segreto è un poetico atto d’amore, definito dal tratto impeccabile dell’animazione di Ari Folman; ma, come ogni storia d’amore (e di orrore), è una storia di fantasmi. Di spettri, di proiezioni ectoplasmatiche di terrori “lontani” (ma non troppo) che aleggiano ancora sul nostro presente, e che bisogna impegnarsi a non far tornare, esorcizzando tutti insieme la loro presenza con la forza evocativa del ricordo, perpetuato attraverso la narrazione tramite parole ed immagini.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Anna Frank e il diario segreto è un poetico atto d’amore, definito dal tratto impeccabile dell’animazione di Ari Folman; ma, come ogni storia d’amore (e di orrore), è una storia di fantasmi. Di spettri, di proiezioni ectoplasmatiche di terrori “lontani” (ma non troppo) che aleggiano ancora sul nostro presente, e che bisogna impegnarsi a non far tornare, esorcizzando tutti insieme la loro presenza con la forza evocativa del ricordo, perpetuato attraverso la narrazione tramite parole ed immagini.Anna Frank e il diario segreto, recensione del film d'animazione di Ari Folman