mercoledì, Febbraio 1, 2023
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And Then There Was Light recensione del film del regista Tatsushi Omori

And Then There Was Light, il nuovo film del regista giapponese Tatsushi Omori, è stato presentato nella Selezione Ufficiale della 12^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Grandi aspettative ruotavano intorno al film del regista giapponese, acclamato a livello internazionale per il suo debutto alla regia con The Whispering of the Gods (nominato per i festival internazionali di Tokyo e Locarno).

Purtroppo il suo ultimo lavoro, che utilizza lo Tsunami come metafora di quello che può accadere nelle esistenze di tutti noi, quando un evento incontrollabile può cambiare e distruggere tutto quello che conosciamo, si è rivelato una grande delusione.

Il film si compone di una narrazione eccessiva, a tratti isterica; una storia contorta che fatica ad essere seguita

Il film racconta la storia di Nobuyuki, un adolescente che vive a Mihama, un’isola al largo della costa di Tokyo. Il suo amico Tasuku, che lo adora come se fosse un fratello, è vittima dei continui abusi da parte del padre. L’unica compagna di classe di Nobuyuki è la bella Mika. Un giorno Nobuyuki commette un crimine per proteggere Mika, proprio mentre un violento tsunami sta per colpire l’isola, spazzando via la maggior parte degli abitanti.

Venticinque anni dopo, Nobuyuki vive con moglie e figlia, mentre Mika è diventata un’affascinante attrice. Il loro passato sembra essere sepolto per sempre fino al giorno in cui Tasuku, l’unico testimone del crimine, riappare minacciando vendetta.

and there was light

And Then There Was Light recensione del film del regista Tatsushi Omori

Il film si compone di una narrazione eccessiva, a tratti isterica; una storia contorta che fatica ad essere seguita. Il difetto più grande è la caratterizzazione smisurata dei protagonisti, con i quali non si riesce ad entrare in empatia; non si entra a far parte della storia, ma si guardano gli eventi con assoluto distacco.

And Then There Was Light è un mondo immerso nei colori, una miscela tra i morbidi e accesi blu e il verde dei paesaggi naturali dell’isola, messi in contrasto con i toni del grigio che avvolgono la città, dal cielo alle strade. La fotografia sembra l’unico elemento per cui valga la pena farsi coinvolgere.

La scelta piuttosto audace di usare musica elettronica, quasi psichedelica, nei momenti cardine del film è disturbante e poco comprensibile; soprattutto nei momenti di silenzio quasi surreale dell’isola, dove si possono ascoltare solo i rumori della natura.

Un noir patologico che si dilunga abbondantemente senza regalare un briciolo di emozione

Gli interpreti se la cavano come possono, dove la sceneggiatura non arriva ci provano loro: Arata Iura, che interpreta Nobuyuki, offre una performance misurata e controllata della sua follia omicida; Eita, che indossa i panni Tasuku, è sempre sopra le righe e con le sue grida non fa che sottolineare il disagio in cui ha sempre vissuto; Kyoko Hasegawa è la bella e calcolatrice Mika, personaggio senza scrupoli che ottiene sempre quello che vuole. Purtroppo, però, le loro interpretazioni non bastano a salvare il film, un noir patologico che si dilunga abbondantemente senza regalare un briciolo di emozione.

and then there was light

Lucia Lorenzini
Lucia Lorenzini
Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)

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