lunedì, Dicembre 5, 2022
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American Night, recensione del film con Jonathan Rhys Meyers ed Emile Hirsch

La recensione di American Night, thriller di Alessio Della Valle con Jonathan Rhys Meyers ed Emile Hirsch. Dal 19 maggio al cinema.

American Night è il titolo dell’opera prima del regista Alessio Della Valle: una creatura pulp capace di giocare con i generi fino ad ibridarli, grazie soprattutto alla presenza di un cast composto da star internazionali e nostrane, capitanato da Emile Hirsch (protagonista, insieme al regista e ad una parte del cast, delle nostre videointerviste) e da Jonathan Rhys Meyers, Paz Vega, Jeremy Piven, Fortunato Cerlino, James Madsen, Annabelle Belmondo, Maria Grazia Cucinotta, Marco Leonardi e con la partecipazione straordinaria della cantante Anastacia che canta anche la title track omonima. Il film, dopo essere stato presentato in anteprima mondiale a Venezia 78 con una proiezione speciale, uscirà nelle sale il 19 maggio grazie a 01 Distribution.

Michael Rubino (Hirsch), un giovane “principe della malavita”, è appena diventato capo di tutti i capi della mafia di New York ma il suo più grande desiderio è quello di poter dedicare la sua vita alla pittura e diventare un grande artista. John Kaplan (Rhys Meyers) è, invece, un mercante d’arte disordinato e ombroso che è però anche il migliore al mondo per l’individuazione dei falsi. Le strade dei due, apparentemente così distanti, si incontreranno davanti a un bivio di cruciale importanza, quando il furto della Pink Marilyn di Warhol darà il via ad una serie di accadimenti imprevisti che sconvolgeranno le loro vite e quelle di tutti coloro che li circondano.

American Night è un forsennato hellzapoppin’ stilistico e tematico, dove i topoi dei generi finiscono per mescolarsi insieme in un “pasticcio” pirotecnico che risponde, letteralmente, al nome di pulp. Macro-genere capace di accogliere al suo interno suggestioni e derive appartenenti a influenze diverse, deve la sua fortuna ai fumetti del decennio ’40-’50 prima, e alla narrativa – spesso considerata di “serie B” – che, più o meno nello stesso periodo, iniziò a invadere gli scaffali. Noir, hard-boiled, horror, western, fantascienza, thriller-giallo… categorie dai confini sfumati che sono sbocciate sul grande schermo solo anni dopo, quando il talento iperattivo e citazionista di Quentin Tarantino, vero e proprio “maestro” (del genere), si è palesato grazie a Pulp Fiction (1994), realizzando quello che viene ancora considerato come il manifesto sistematico del pulp post-moderno. Una breve digressione storica che permette non solo di collocare American Night all’interno di una cinematografia specifica, ma di individuare i punti di riferimento che hanno permesso a Della Valle di costruire, ex novo, un mondo.

Dietro l’opera prima del regista c’è, infatti, la volontà di evocare un universo credibile nel quale possono aggirarsi liberamente – e convivere – galleristi d’arte raffinati ma ambiziosi, piccoli e grandi boss della malavita, eccentrici cattivi, corrieri sui generis e stuntman in piena crisi d’identità: tutti personaggi sopra le righe che altrove faticherebbero a trovare il proprio spazio vitale ma non nel mondo di American Night, dove tutto è plausibile ma altamente iperbolico. Come in un fumetto rigorosamente pulp, è l’elemento figurativo a determinare l’estetica del film influenzando perfino le transizioni tra le scene, le scelte di montaggio, l’equilibrio scenografico (o l’eccesso) che anima ogni singola inquadratura; tutti i dettagli sono studiati, cardini infinitesimali di un’opera (d’arte) più ampia e post-moderna, una tela bianca contaminata da strali di colore acceso. Ed è proprio quest’ultimo, che attraversa l’intera narrazione del film come un ulteriore leitmotiv, che finisce per trasformarsi nella firma della fotografia, satura e patinata come le pagine ultra-pop di un fumetto.

La regia di Della Valle si muove, sicura, all’interno di un mondo immaginario che imita la realtà basandosi su regole autonome, mutuate dal mondo della Nona Arte; da quest’ultima eredita anche un intreccio complesso, da puzzle movie che intreccia – nell’arco di tre capitoli – storie ed epiloghi, fino a comporre un affresco finale più ampio e strutturato. Protagonisti della scena sono i personaggi, un manipolo di (anti)eroi a loro volta sopra le righe, animali notturni che si muovono in un sottobosco criminale dipinto tra stereotipi e variazioni sul tema, sempre sospesi tra la serietà del genere e il black humour che permea l’intero sviluppo della sceneggiatura. Si ride a denti stretti durante la visione di American Night, intrattenuti dall’assurdità iperbolica di eventi plausibili che imitano la vita, pur sfidandone regole ed estetica.

L’opera prima di Della Valle è quindi un divertissement che si colloca nel solco del neo-noir per via dei topoi portati in scena e delle situazioni drammatiche (nel senso greco del termine) mostrate; ma è solo nella galassia più ampia del pulp che trova la propria vena stilistica, tradizionale ma diversa perché calata in una realtà – come quella del mondo dell’arte contemporanea – ancora pioneristica, un mondo di opportunità visive non del tutto esplorate e capaci di solleticare tanto il piacere retinico dello spettatore, quanto la mente di quest’ultimo, attraversando sentieri drammaturgici ancora poco battuti.

Guarda il trailer ufficiale di American Night

GIUDIZIO COMPLESSIVO

American Night è un divertissement che si colloca nel solco del neo-noir per via dei topoi portati in scena e delle situazioni drammatiche mostrate; ma è solo nella galassia più ampia del pulp che trova la propria vena stilistica, tradizionale ma diversa perché calata in una realtà – come quella del mondo dell’arte contemporanea – ancora pioneristica, un mondo di opportunità visive non del tutto esplorate e capaci di solleticare tanto il piacere retinico, quanto la mente, degli spettatori.  
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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American Night è un divertissement che si colloca nel solco del neo-noir per via dei topoi portati in scena e delle situazioni drammatiche mostrate; ma è solo nella galassia più ampia del pulp che trova la propria vena stilistica, tradizionale ma diversa perché calata in una realtà – come quella del mondo dell’arte contemporanea – ancora pioneristica, un mondo di opportunità visive non del tutto esplorate e capaci di solleticare tanto il piacere retinico, quanto la mente, degli spettatori.  American Night, recensione del film con Jonathan Rhys Meyers ed Emile Hirsch