sabato, Dicembre 10, 2022
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Altrimenti ci arrabbiamo, recensione del film con Edoardo Pesce e Alessandro Roja

La recensione di Altrimenti ci arrabbiamo, film degli YouNuts! con Edoardo Pesce e Alessandro Roja. Al cinema dal 23 marzo.

Altrimenti ci arrabbiamo è il titolo del nuovo film diretto dagli YouNuts! (duo di registi già dietro il film Sotto il Sole di Riccione) che omaggia dichiaratamente il celebre cult con protagonista la coppia inossidabile composta da Bud Spencer e Terence Hill, vero e proprio fenomeno che nel 1974 consacrò in modo ulteriore la loro fama e quella di un genere cinematografico specifico, il buddy movie (nostrano). Questa volta spetta agli attori Edoardo Pesce (Christian) e Alessandro Roja (Diabolik) raccogliere il testimone ideale, interpretando a tutti gli effetti gli eredi di Ben e Kid. Insieme a loro, sullo schermo, figurano anche Christian De Sica e Alessandra Mastronardi. Il film uscirà nelle sale il 23 marzo.

Cresciuti come fratelli ma ormai lontani da anni a causa di un litigio, Carezza (Pesce) e Sorriso (Roia) devono mettere da parte antichi rancori e diversità caratteriali per ritrovare ciò che hanno più a cuore: la mitica automobile “Dune Buggy” sottrattagli dall’avido Torsillo (De Sica), uno speculatore edilizio senza scrupoli. Aiutati dall’intrigante e pericolosa circense Miriam (Mastronardi), tra inseguimenti rocamboleschi, scazzottate memorabili e delicati pasti a base di birra e salsicce, i due faranno di tutto per riconquistare la loro amata macchina.

C’è una premessa necessaria da compiere: questa versione di Altrimenti ci arrabbiamo non è un sequel, né un reboot dell’omonimo cult. Piuttosto si può deliberatamente parlare di un omaggio, di un cocktail ben agitato – e shakerato – di gag, citazioni, personaggi e topoi consolidati che appartengono ad uno specifico immaginario cinefilo di riferimento, come pure ad un glorioso passato dell’industria audiovisiva italiana. Negli anni ’70 l’avvento della coppia Spencer-Hill sullo schermo (veri nomi: Carlo Pedersoli e Mario Girotti) sancì una vera e propria rivoluzione in seno al variegato mondo del genere, creando una frattura insanabile che lo ha attraversato fino ad oggi. Non è esagerato parlare, quindi, di un “prima” e di un “dopo”, con un’industria declinata attraverso moduli narrativi ben noti – lo spaghetti western, il poliziottesco, l’horror etc. – e poi una nuova fase che ha visto trionfare il connubio tra la vena più leggera (e comica) tutta italiana mescolata con acrobatiche scene d’azione.

Ecco quindi che, metaforicamente, il “fagioli” western ha soppiantato, ben presto, la precedente versione “spaghetti” (che aveva visto in Sergio Leone e Sergio Corbucci due maestri assoluti), contaminando la serietà della rielaborazione del mito della frontiera con gag slapstick, battute e situazioni comiche che trovavano nella coppia costituita da Bud Spencer e Terence Hill la loro massima incarnazione. Dal successo de Lo chiamavano Trinità…, questa formula si è poi consolidata adattandosi a nuove forme, che non facevano altro che recuperare moduli di storytelling atavici: i personaggi che attraversano i film della coppia sono “tipi fissi”, maschere declinate ogni volta attraverso nomi diversi e look eccentrici, calati in luoghi e contesti “altri”, ma fortemente riconducibili ad uno schema costante che affonda, addirittura, le proprie radici nella nostrana tradizione della Commedia dell’Arte.

In questo omaggio moderno ad Altrimenti ci arrabbiamo, sono proprio queste maschere (comiche) a tornare prepotentemente sullo schermo: il burbero, il furbo (e lesto), il cattivo, la donna intrepida… non sono solo alcuni dei personaggi che “emigrano” direttamente dal cult del ’74, ma parti integranti di una narrazione elementare quanto consolidata, figlia di una tradizione orale che da sempre caratterizza l’arte del racconto. Il film diretto dagli YouNuts! si configura come una teoria di gag che si susseguono sullo schermo, “situazioni comiche” che si alternano a coreografiche iperboli action e a momenti più narrativo-discorsivi, inframmezzati a loro volta da inquadrature che si trasformano, sotto gli occhi degli spettatori, in tavole a fumetti, scene congelate e racchiuse in gabbie in technicolor. Una struttura esile, che non brilla per capacità di adattamento (rispetto alla contemporaneità cinematografica del post-modernismo) ma che rimane coerente con se stessa fin dai titoli di testa: Altrimenti ci arrabbiamo è immerso in una dimensione da fumetto, dove l’eccesso si trasforma in consuetudine e l’iperbole in assoluta normalità.

Le gag, anche se ben lontane dallo scatenato e fresco Hellzapoppin’ creato sullo schermo dalla coppia Bud Spencer-Terence Hill, tornano a riproporsi con un’apparente pigrizia che da un lato celebra l’eterno mito della comicità slapstick, immediata e rutilante; ma dall’altro, cela quello che sembra essere il vero intento dietro l’operazione architettata dagli YouNuts!: Altrimenti ci arrabbiamo è un’operazione nostalgia, un amarcord pop di un mondo – e di moduli – ormai troppo lontani dalla nostra cinematografia della contemporaneità. Il film è un pullulare di omaggi e citazioni, di battute che svelano progressivamente l’intento derivativo (e celebrativo) di un’epoca così lontana, eppure così vicina. E.T. L’extraterrestre, Over the top e ovviamente i film che appartengono al filone originale del buddy movie (tutto italiano) trovano spazio nel nuovo Altrimenti ci arrabbiamo, innescando un cortocircuito comunicativo scanzonato e leggero, figlio di una certa tradizione del fumetto, erede di quella bidimensionalità elementare cara alla slapstick comedy e alle strisce animate del Corriere dei Piccoli (ma non solo).

Di questo Altrimenti ci arrabbiamo rimane lo spirito scanzonato di intrattenere senza pretese, ben lontano dal voler trasformare lo slapstick in commedia all’italiana, vicino piuttosto all’anarchia nonsense della comicità più elementare; a fronte di una sceneggiatura pigra e “ingabbiata”, pronta a ripetere il proprio schema fisso da frattale cinematico, le capacità tecniche degli YouNuts! (provenienti dal mondo dei videoclip) permettono di adattare la velocità alle scene d’azione, coreografando le sequenze fino a trasformarle in un pirotecnico vortice. Gli attori risentono forse della lunga – ed ingombrante – ombra dell’originale, ma non imitano degli inarrivabili modelli: Edoardo Pesce e Alessandro Roja, piuttosto, indossano ancora una volta delle maschere archetipiche, cercando di adattarle al gusto di un pubblico più giovane (e generalista) al quale, sicuramente, è in parte destinato questo prodotto.

Guarda il trailer ufficiale di Altrimenti ci arrabbiamo

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Altrimenti ci arrabbiamo è immerso in una dimensione da fumetto, dove l’eccesso si trasforma in consuetudine e l’iperbole in assoluta normalità. Lo spirito scanzonato di intrattenere senza pretese è ben lontano dal voler trasformare lo slapstick in commedia all’italiana, avvicinandosi piuttosto all’anarchia nonsense della comicità più elementare, nonostante una sceneggiatura pigra e “ingabbiata” che è sempre pronta a ripetere il proprio schema fisso.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Altrimenti ci arrabbiamo è immerso in una dimensione da fumetto, dove l’eccesso si trasforma in consuetudine e l’iperbole in assoluta normalità. Lo spirito scanzonato di intrattenere senza pretese è ben lontano dal voler trasformare lo slapstick in commedia all’italiana, avvicinandosi piuttosto all’anarchia nonsense della comicità più elementare, nonostante una sceneggiatura pigra e “ingabbiata” che è sempre pronta a ripetere il proprio schema fisso.Altrimenti ci arrabbiamo, recensione del film con Edoardo Pesce e Alessandro Roja