giovedì, Dicembre 1, 2022
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Aline – La voce dell’amore, recensione del film ispirato alla vita di Céline Dion

La recensione di Aline – La voce dell’amore, biopic liberamente ispirato alla vita della popstar Céline Dion. Dal 20 gennaio nelle sale.

Aline – La voce dell’amore è il titolo del film interpretato, diretto e scritto (insieme a Brigitte Buc) dall’attrice francese Valérie Lemercier, indimenticabile protagonista della commedia musicale Agathe Cléry nel 2008 e di tanti altri film, che questa volta si trova a confrontarsi con la vita di un’icona della pop music: Céline Dion. Il film, campione d’incassi in Francia, è pronto ad approdare in Italia dal 20 gennaio, portando sullo schermo l’esistenza scintillante della Dion (liberamente ispirata alla figura della cantante canadese) divisa tra pubblico, privato, successi e momenti più intimi e profondi.

Protagonista della storia narrata al cinema è Aline Dieu, giovanissima canadese nata con il dono di una voce straordinaria. Quando il produttore musicale Guy-Claude, spinto dalla numerosa e pittoresca famiglia Dieu, ascolta per la prima volta una demo con la sua voce, si prefigge subito un unico scopo: fare di Aline la più grande cantante del mondo. Sostenuta dall’affetto dei suoi cari e guidata dall’esperienza – pronta poi a trasformarsi in crescente amore – di Guy-Claude, la ragazza vivrà un destino eccezionale che la porterà a diventare una donna determinata, una madre affettuosa, una moglie devota e soprattutto un’icona globale.

Aline – La voce dell’amore è un santino agiografico prima ancora che un biopic; il tentativo di concepire un one-woman show della Lemercier capace di mescolare l’appeal incontrastato di un’icona pop planetaria come Céline Dion – grazie alla sua sconfinata discografia popolata da grandi successi commerciali – con il rassicurante pattern drammaturgico di film dal consolidato successo, sulla scia di A Star Is Born (declinato attraverso tutte le sue sfumature cinematografiche). Il grande limite di questo film biografico si annida nella difficoltà di costruire una sceneggiatura abbastanza solida da rispettare le aspettative dello spettatore abituato ai ritmi, ai tempi e ai respiri dello schermo d’argento: la vita della Dion, raccontata in chiave romanzata e alterandone nomi, fatti e persone coinvolte, scorre per due ore senza offrire cliffhanger, plot twist significativi, turning point ineluttabili capaci di mantenere alta la suspense, vera e propria costante dell’audiovisivo.

Si parla infatti di scrittura della suspense non solo per quanto riguarda i generi – thriller, horror e noir ad esempio – ma in generale per qualunque tipo di script pronto ad approdare sul piccolo o grande schermo: se, parafrasando Alfred Hitchcock, il cinema è come la vita (ma con le parti noiose tagliate), il compito della fabbrica delle illusioni è proprio quello di riuscire ad evocare fantasmi danzanti sullo schermo, sospendendo l’incredulità dello spettatore. Aline – La voce dell’amore prende già le distanze dalla verità, creandone una versione fittizia e fictional liberamente ispirata ad essa; ma ciò che fa effettivamente è riproporre, in modo pedissequo, l’esistenza della cantante Dion senza adattarla al mezzo cinematografico, limitandosi a raccontare per immagini i punti salienti (e non i più importanti, dal punto di vista drammaturgico) della vita di un’icona pop come tante.

Il talento straordinario della Dion finisce per essere messo in ombra, per cadere nel dimenticatoio di un “santino” di celluloide che ne celebra vita, opere e “miracoli” senza soffermarsi sugli snodi fondamentali che hanno tracciato la rotta, verso le stelle, di una carriera straordinaria sancita fin dalla nascita. Nonostante le canzoni della performer canadese siano inserite nella colonna sonora, il suo repertorio viene affiancato a pezzi della tradizione e a grandi standard jazz come Nature Boy, sottolineando in tal modo alcuni dei passaggi più importanti del film, incrementando la drammaticità struggente di alcuni momenti. E proprio la drammaticità, le sfumature che fanno vibrare le corde emotive sono la chiave di lettura per decifrare l’operazione compiuta dalla Lemercier: Aline – La voce dell’amore finisce così per essere a sua volta un’opera pop e melò, vibrante di sentimento ed emozioni, capace di cavalcare un immaginario pop(ular) e una consolidata narrazione cinematografica.

Valérie Lemercier – che nel film interpreta Aline dai 12 anni in poi, passando da bambina a donna adulta – sembra ripercorrere gli stessi passi di Judy Garland, Barbra Streisand e Lady Gaga rincorrendo topoi e situazioni presi abbondantemente in prestito dal già citato immaginario di A Star Is Born, trasformando così un film biografico in una narrazione più universale, meno vincolata alla veridicità assoluta con il modello di riferimento (che aleggia comunque sul progetto fin dai primissimi minuti). Vedendo Aline – La voce dell’amore rimane quella sensazione di “mancanza”, quella curiosità insoddisfatta che finisce per non essere appagata di fronte alle svolte narrative fondamentali, spesso messe in secondo piano (o addirittura sacrificate) in nome di una narrazione più convenzionale e mainstream, ben lontana da operazioni più sofisticate che hanno portato a biopic recenti come Bohemian Rhapsody, Rocketman e Respect.

Guarda il trailer ufficiale di Aline – La voce dell’amore

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Aline – La voce dell’amore è un santino agiografico prima ancora che un biopic; il tentativo di concepire un one-woman show della Lemercier capace di mescolare l’appeal incontrastato di un’icona pop planetaria come Céline Dion – grazie alla sua sconfinata discografia popolata da grandi successi commerciali – con il rassicurante pattern drammaturgico di film dal consolidato successo, sulla scia di A Star is Born (declinato attraverso tutte le sue sfumature cinematografiche).
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Aline – La voce dell’amore è un santino agiografico prima ancora che un biopic; il tentativo di concepire un one-woman show della Lemercier capace di mescolare l’appeal incontrastato di un’icona pop planetaria come Céline Dion – grazie alla sua sconfinata discografia popolata da grandi successi commerciali – con il rassicurante pattern drammaturgico di film dal consolidato successo, sulla scia di A Star is Born (declinato attraverso tutte le sue sfumature cinematografiche).Aline - La voce dell’amore, recensione del film ispirato alla vita di Céline Dion