lunedì, Gennaio 30, 2023
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2night, recensione del film di Ivan Silvestrini con Matilde Gioli

Nato come remake dell’omonimo film israeliano del 2011, 2night è un’opera intimista e universale, sperimentale e narrativa, capace nella sua breve durata di intrecciare istanze opposte in costanti rovesciamenti reciproci. Con atmosfere che alternano l’oscurità della notte romana con l’artificiosità delle luci meccaniche, si racconta dunque di una coppia qualunque che, nell’essere contemporaneamente unica e generale, vive una storia d’amore simile a tante altre, condensata però nelle poche ore che anticipano l’alba.

Lui (Matteo Martari) è un ventenne timido e taciturno che, mentre sorseggia in solitudine un cocktail in un locale, incontra lei (Matilde Gioli), una bellissima ragazza che si dimostra immediatamente una forza della natura. Travolti dall’esuberanza di quest’ultima, i due intraprendono un lungo viaggio in macchina che, nell’esasperante ricerca di un parcheggio, si trasforma in un imprevedibile scontro dialettico, nel quale disparati argomenti si succedono repentinamente: il racconto di desideri, pulsioni, segreti e paure accompagnano i ragazzi per le strade di Roma, fino a quando la luce mattutina li riporta alla realtà.

Adottando un’interessantissima circoscrizione di spazi e personaggi – riecheggianti non poco la teatralità dei drammi da camera -, 2night si presenta come un prodotto affascinante nelle sue soluzioni visive ed interpretative, peccando tuttavia nella sceneggiatura e nelle musiche. Giostrando perfettamente gli angusti spazi dell’automobile, Ivan Silvestrini muove sapientemente la macchina da presa, regalando inquadrature non banali e a volte imprevedibili.

Nonostante la connatura ristrettezza dell’ambiente, il veicolo si trasforma nel luogo preposto ad un incontro-scontro di corpi e di emozioni, orchestrandosi in un centrifugo gioco di protesi spaziali: i sedili anteriori tendono infatti ad abbassarsi e rialzarsi mentre i protagonisti interagiscono con i posti alle loro spalle, con il baule e perfino con il tettuccio.

In costante movimento, il micro-cosmo della macchina si disperde inoltre nell’immensità della capitale – dipinta come un labirinto di luci, ombre e suoni – e nei lunghi ed intimistici discorsi delle indefinite figure. Queste ultime si rivelano la seconda carta vincente della pellicola: mentre Matilde Gioli appare convincente nei momenti drammatici ma meccanica in quelli leggeri, Matteo Martari risulta essere la vera sorpresa, riuscendo ad incarnare un personaggio sfaccettato con inaspettata naturalezza.

Più altalenante è invece la restituzione della storia d’amore. Se da un lato è sicuramente buona l’idea di comprimere anni di relazione sentimentale nel fugace tempo di una nottata romana, contemporaneamente la narrazione effettiva spesso vacilla sotto il peso di una sceneggiatura prevedibile e semplicistica.

Soprattutto i dialoghi troppo sboccati e filo-adoloscenziali della prima parte danneggiano il risultato d’insieme, contrapponendo alla lodevole costruzione immaginifica svariati testi inevitabilmente sminuenti. Anche la colonna sonora, nata dall’ibridismo tra EDM e hindi, banalizza alcuni passaggi, non offrendosi come contrappunto ma seguendo canoniche mode giovanili. 

Guarda il trailer ufficiale di 2night

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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