venerdì, Febbraio 3, 2023
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Tutto Quello Che Vuoi: Francesco Bruni racconta il suo nuovo film

Tutto Quello Che Vuoi, il nuovo film scritto e diretto da Francesco Bruni (Scialla!), si prepara a debuttare nelle sale italiane distribuito da 01 Distribution in circa 200 copie. La commedia, presentata in anteprima al Bif&st, è il terzo film di Bruni prodotto da Rai Cinema e Beppe Caschetto e vede nel cast la presenza dei (quasi) esordienti Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Riccardo Vitiello, Carolina Pavone affiancati dai “veterani” Emanuele Propizio, Donatella Finocchiaro, Antonio Gerardi, Raffaella Lebboroni ma soprattutto il maestro Giuliano Montaldo, colonna portante alla base del successo di Rai Cinema e qui in veste d’attore.  

Abbiamo fatto una chiacchierata con il cast, i produttori e – ovviamente – con l’autore/regista Bruni per capire il “fenomeno” Tutto Quello Che Vuoi.

Francesco, ogni film che realizzi – sia in veste autoriale che come regista – è qualcosa di molto personale, in questo caso ancora di più viste le similitudini tra il personaggio di Giorgio (interpretato da Montaldo) e tuo padre. Puoi spiegarci nel dettaglio questo processo dalla memoria al fotogramma?

Francesco Bruni: «Tutto Quello Che Vuoi in parte attinge ai miei ricordi ma, allo stesso tempo, è liberamente ispirato al romanzo scritto da un mio ex allievo del Centro Sperimentale, Cosimo Calamini, e intitolato Poco Più di Niente. I ricordi che ho utilizzato sono quelli della mi adolescenza, quando andare a Trastevere, per me di Piramide, era importante e significava molto. Ancora oggi questo posto mantiene inalterato il suo valore intrinseco davanti ai miei occhi, è una sorta di osservatorio privilegiato sul mondo dei giovani d’oggi, declinato in tutte le sue molteplici sfaccettature. Dal libro di Calamini, invece, ho “rubacchiato” la parte più avventurosa del viaggio, inserita alla fine all’interno del film. E, ovviamente, il personaggio di Giorgio è creato sui ricordi che ho di mio padre e, soprattutto, sulla sua malattia, l’Alzheimer, che lo aveva colpito negli ultimi anni della sua vita.»

Giuliano Montaldo, cosa l’ha convinto a tornare davanti alla macchina da presa?

Giuliano Montaldo: «Sono passati ben 67 anni da quando ho debuttato, come attore, nel film di Carlo Lizzani Achtung! Banditi! All’epoca vivevo ancora a Genova, e il regista cercava degli attori di strada – in puro stile neorealista – per pagarli poco. Poi, nel corso degli anni, mi sono dedicato all’esperienza “dietro” la macchina da presa, senza farmi mancare dei cammei importanti, in veste d’attore, nei film di amici come Carlo Verdone o Nanni Moretti e altri. Quando, però, Bruni mi ha chiesto di essere il protagonista di questa storia generazionale di nonni e nipoti, escludendo i padri, l’ho trovata una scelta curiosa e coraggiosa e non ho potuto fare a meno di accettare. Poi, sul set mi sono trovato davvero bene con i giovani attori, in particolare con il mio “nipote acquisito” Andrea Carpenzano.»

Francesco Bruni, com’è riuscito a trovare un equilibrio tra la leggerezza dei ragazzi e, invece, la complessità dei rapporti soprattutto con la figura paterna, come accade al personaggio di Alessandro con suo padre Stefano (Antonio Gerardi)? E i ragazzi quanto si riconoscono nel percorso di crescita compiuto dai loro “alter-ego” cinematografici e quante affinità hanno riscontrato?

Francesco Bruni: «Il tema scelto per Tutto Quello Che Vuoi è decisamente toccante e commovente, per tale motivo ho scelto di dare uno specifico taglio umoristico e non comico. E proprio la leggerezza è la costante, nonché la parola chiave alla base del film, che contagia tutti i personaggi in primo piano ma anche quelli di contorno.»

Andrea Carpenzano: «Sì, devo ammettere che mi sono identificato molto con il personaggio di Alessandro anche perché condividiamo la stessa età, e vive un incontro/scontro tra generazioni che mi ricorda, da vicino, il rapporto con mio nonno; Tutto Quello Che Vuoi tende a mostrare una realtà effettiva.»

Emanuele Propizio: «Nel film interpreto Tommi, uno degli amici di Alessandro; diciamo che ho dato una mano ai tre debuttanti sullo schermo (ride) provando le scene prima di girarle; personalmente, mi riconosco molto nel personaggio. Si vede che la scrittura di Bruni è notevolmente influenzata da ciò che vede e vive tutti i giorni, avendo comunque Arturo, un figlio della stessa età dei ragazzi che descrive e racconta nel film.»

Giuliano Montaldo: «Aggiungendo solo una cosa… posso affermare che, di solito, la vita dell’attore sul set è tremenda, perché il regista ha sempre da fare e quindi non resta altro da fare che aspettare, inevitabilmente. Beh, questa vita d’attese non si è mai profilata all’orizzonte sul set di Tutto Quello Che Vuoi.»

Tutto Quello Che Vuoi: trailer ufficiale del nuovo film di Francesco Bruni

Francesco Bruni, qual è la tua visione dei giovani d’oggi?

Francesco Bruni: «Sinceramente non ho un’opinione pessimistica sui ragazzi di oggi; quello che racconto nel film è un arco di trasformazione completo, per tale motivo dovevo partire da un cinico nichilismo iniziale per poi permettere che le cose cambiassero. Quelle scene corali, dove i ragazzi si ritrovano tutti insieme, le osservo tutti i giorni, ma allo stesso tempo voltando lo sguardo ammiro anche i ragazzi del Cinema America Occupato: ecco, per me rappresentano entrambi la gioventù d’oggi, che con le giuste motivazioni posso ribaltare il mondo.»

Giuliano Montaldo, è vero che la regia è il lavoro “vero” mentre la recitazione è, semplicemente, una passione?

Giuliano Montaldo: «Personalmente, ho sempre avuto un grande rispetto verso gli attori sui miei set e mi sono sempre trovato in accordo con loro, a parte rare eccezioni come Cassavetes – con il quale sono poi diventato amico – ma che era a tutti gli effetti un regista. Mentre a teatro, nonostante la fatica, ogni sera si arriva fino in fondo, si chiude il sipario e tutto finisce lì prima di ricominciare il giorno dopo, sul set accade il contrario: magari capita che il giorno dopo si riprenda una scena da dove è stata lasciata il giorno prima, e per ritrovare la stessa condizione emotiva, ricreando quella giusta, bisogna comunicare affetto agli attori.»

Francesco Bruni, Tutto Quello Che Vuoi affonda nel dramma della malattia, nello specifico nell’Alzheimer che affliggeva anche tuo padre.

Francesco Bruni: «Quando mio padre si è ammalato, confesso che all’inizio i risvolti della malattia erano anche comici, con lui che progressivamente sembrava vivere in un proprio mondo soggetto a delle personalissime regole diverse dalle nostre; poi però la cosa ha avuto uno sviluppo decisamente triste, e questo film era l’unico modo che avevo per omaggiarlo.»

Antonio Gerardi e Raffaella Lebboroni, qualcosa riguardo ai vostri personaggi e all’esperienza vissuta sul set?

Antonio Gerardi: «Il mio personaggio è Stefano, il padre di Alessandro. Il genitore è il mestiere più antico, complesso e difficile del mondo, perché come fai sbagli. Stefano vive in un limbo difficile ma, nonostante tutto, è un uomo innamorato del figlio che però non sa come comunicare questo affetto al ragazzo, ha delle notevoli difficoltà con le parole. Ecco, questi sottili rapporti umani riconfermano la natura delicata e garbata di questo film.»

Raffaella Lebboroni: «La più grande capacità di Francesco è quella di raccontare bene le difficoltà e il sottile reticolo delle emozioni complesse che fanno da sfondo a dei rapporti umani difficili e profondi; la sua ulteriore abilità è quella di delinearli con delicatezza e profondità.»

Beppe Caschetto, che esperienza è stata da produttore questa di Tutto Quello Che Vuoi?

Beppe Caschetto: «Ammetto che la relazione con Francesco non è semplice. È un autore esigente perché sa bene cosa vuole fare. Spesso una deformazione del produttore è legata alla necessità di avere dei “nomi totem” nel cast per distribuire meglio un film e pubblicizzarlo. Ma Bruni è un uomo sicuro e convinto delle sue scelte, è determinato e cerca di far aderire in tutti i modi la realtà alla propria immaginazione. Così il contributo del produttore diventa solo quello di dare al regista tutti i comfort e le comodità, inclusa la possibilità di avere dei partner esterni.»

Francesco Bruni: «Quando si racconta una storia che non ha attori di punta si deve avere l’appoggio forte e tutta la complicità necessaria per fare bene ciò che si deve, ovvero il proprio lavoro.»

Sul finale, sono sempre Montaldo e Bruni a regalare due riflessioni sul significato intrinseco di Tutto Quello Che Vuoi:

Giuliano Montaldo: «È importante scoprire cosa eravamo per capire chi siamo; le vecchie generazioni possono donare la cultura e, se questa diventa un mezzo per creare una breccia, ben venga; dobbiamo riprendere a stare insieme, a vivere insieme un tipo di cinema con un forte senso di aggregazione. Quando un film finisce e se ne continua a parlare, nel bene o nel male, allora quel prodotto ha vinto; c’è la necessità, oggi, di trovare di nuovo la discussione e l’ideologia.»

Francesco Bruni: «Il simbolo del film è la memoria da passare alle nuove generazioni, e l’ascolto perché proprio questo accade in Tutto Quello Che Vuoi; a tutto questo bisogna aggiungere la fiducia e la speranza nel vedere il bello nelle persone che permette di stare meglio e vedere i lati positivi.»

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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