mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Pablo Larraín a Roma per Neruda: “Il mio canto al poeta/politico”

Dopo il grande successo ottenuto all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il suo Jackie, Pablo Larraín è tornato in Italia per presentare alla stampa italiana Neruda, film che ha esordiato al Festival di Cannes 2016 e che arriverà nelle nostre sale distribuito da Good Films in circa 80 copie il prossimo 13 ottobre.

Il regista cileno è arrivato a Roma e ha contagiato i giornalisti con la sua simpatia e la sua gentilezza davvero irresistibili, definendosi un cineasta che, in realtà, non ama troppo parlare dei propri lavori: “Siamo come dei bambini con una bomba che può esplodere in qualcunque momento”, ha affermato Larraín. “Preferisco che sia il pubblico a giudicare quello che faccio”.

Neruda racconta la storia del celebre poeta, diplomatico e politico cileno, ed è ambientato nel 1948, quando la Guerra Fredda arrivò anche in Cile. Neruda (Luis Gnecco) accusa il governo di tradire il Partito Comunica e viene messo sotto accusa dal Presidente Gondazles Videla (interpretato da uno degli attori feticcio di Larrìn, Alfredo Castro). Al Prefetto della Polizia, Oscar Peluchonneau (Gael García Bernal, già protagonista di No – I giorni dell’arcobaleno), viene affidato il compito di arrestare il poeta.

A proposito dell’epoca in cui si svolgono i fatti narrati, Pablo Larraín ha spiegato: “Nel ’47 il Cile era completamente diverso. Era una società modernista, viveva di un’altra logica. Allende si era candidato tre volte: alla quarta si era candidato anche Neruda. Mi chiedo come sarebbero andate le cose in Cile con Neruda presidente. Sicuramente il mio film sarebbe stato diverso, ma fare un raffronto è davvero difficile. Nel ’47 metà del mondo era comunista, perché i fascisti erano stati sconfitti da poco. Quando realizzi un film d’epoca, che guarda alla storia, non puoi cadere nell’ingenuità di non sapere, di fingere di non sapere cosa è accaduto dopo. È un film sul dopoguerra, un film su un paese che ha subito la devastazione della propria anima dovuta all’ascesa al potere di Pinochet. È un film che parla di un paese con un sogno, un sogno incarnato da Allende, che non si è mai concretizzato”. 

Poi ha aggiunto: “Quando Neruda ha ricevuto il Premio Nobel ha parlato di questo periodo della sua vita, rivelando di non sapere effettivamente se quel periodo lo ha vissuto, lo ha sognato oppure lo ha scritto. In questa frase è racchiusa la vera essenza del mio film, che non è un film su Neruda, ma un film sul mondo nerudiano, sul suo universo. Non avrei mai potuto fare un film su di lui: è un personaggio troppo complesso e troppo profondo, e raccontare la sua vita in un film sarebbe davvero impossibile. Almeno, io non mi sarei mai azzardato a farlo”.

Per raccontare al meglio una figura come quella di Neruda, Larraín ha voluto prepararsi al meglio. Il regista ha infatti rivelato: “Ho letto diverse biografie. Alla fine ne abbiamo scelte tre, quelle che ci erano sembrate più interessanti, tra cui la sua autobiografia “Confesso che ho vissuto”. Poi abbiamo intervistato tantissime persone che lo hanno davvero conosciuto, persone che sono ancora vive. Neruda era un grande amante della cucina, un cuoco eccellente. Amava il vino, le donne. Era un diplomatico, ha visitato tutto il mondo. Era un esperto di letteratura, un amante dei gialli. Senatore del Cile, forse il poeta più grande al mondo. Raccontare tutto questo mi terrorizzava. All’inizio ero spaventato all’idea di dover affrontare tutti questi aspetti. Quando poi ho capito che non avrei potuto parlare di tutte queste cose, mi sono sentito libero. Sapevo che non ero tenuto a parlare di tutto quello che rappresentava Neruda, e questo mi ha dato un gran senso di libertà. In Cile Neruda è ovunque. Neruda ha fatto la mappa del Cile. Questo film vuole essere un poema, una poesia su Neruda, un canto a lui. Con la speranza e con il sogno di aver realizzato qualcosa che lui stesso avrebbe voluto vedere”.

A proposito della difficoltà di conciliare la duplice natura di Neruda poeta e politico, il regista ha dichiarato: “Non si può separare la figura del poeta da quella del politico. E questo perché il mondo in cui ha vissuto Neruda era un mondo diverso. Se oggi qualcuno scrivesse poesie dedicate a Donald Trump, certamente non sarebbe considerato un poeta. Invece Neruda scriveva poesie dedicate ai politici, e quelle composizioni sono considerate opere letterarie a tutti gli effeti. Questo perché sia lui che gli altri artisti della sua epoca volevano veramente cambiare il mondo attraverso la loro arte. Volevano che le loro composizioni avessero un impatto diretto sulla visione del mondo di chi le leggeva. Io e la mia generazione non ci stiamo muovendo in questa direzione, perché viviamo in un mondo diverso”.

Neruda sembra portare avanti, esattamente come No – I giorni dell’arcobaleno, un discorso sulla comunicazione e sul potere che interessa molto Larraín, affascinato dal raccontare come siano collegati tra loro: “Nel mondo della comunicazione di oggi, il modo in cui si dicono le cose è più importante del contenuto. Questo mi sembra molto pericoloso. Il protagonista del mio film si trova in un momento cruciale della sua vita. È un film che mescola tanti generi: il road movie, il biopic, il noir, la commedia, un western. Ma è anche un film sulla comunicazione. Il mio intento era quella di mostrare come il personaggio cambia attraverso un percorso. Non è quindi importante la destinazione, quanto piuttosto il viaggio stesso che diventa la destinazione di una storia d’amore puro. Neruda ha costruito la sua leggenda proprio in quel pezzo di vita che raccontiamo nel film, a cui abbiamo lavorato cinque anni. Voglio dunque che questo sia l’aspetto che emerga maggiorante. Il resto non conta”.

Neruda arriverà nelle sale italiane il 13 ottobre 2016 distribuito da Good Films.

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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