giovedì, Febbraio 2, 2023
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Matt Dillon a Roma per La Casa di Jack: “Così ho imparato a fidarmi di Lars von Trier…”

Nel giorno del suo compleanno (l’attore e regista statunitense oggi compie 55 anni), Matt Dillon è sbarcato a Roma per presentare alla stampa italiana La Casa di Jack (The House That Jack Built), il nuovo film del controverso regista danese Lars von Trier (Melancholia, Nymphomaniac) che arriverà nelle sale italiane a partire dal prossimo 28 febbraio grazie a Videa (qui il trailer ufficiale).

Il film è stato presentato in prima assoluta al Festival di Cannes dello scorso anno: il film ha fatto molto discutere in occasione della celebre kermesse francese, con schiere di critici che addirittura hanno abbandonato la sala durante la proiezione a causa della violenza esplicita presente nella pellicola.

La Casa di Jack vede protagonista assoluto Matt Dillon nei panni di Jack: il film è ambientato nell’America degli anni ’70 e ci mostra, attraverso 5 omicidi, lo sviluppo dell’uomo come serial killer. Il resto del cast annovera Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Grabol, Riley Keough e Bruno Ganz – il celebre attore svizzero scomparso tragicamente lo scorso 16 febbraio all’età di 77 anni – alla sua ultima interpretazione.

La conversazione tra Matt Dillon e i giornalisti presenti nella splendida cornica dell’Hotel Bernini inizia con la star di pellicole cult come Drugstore Cowboy e Mister Wonderful che spiega i motivi che lo hanno spinto ad accettare di recitare in un film così “estremo”:

“Non è stato facile accettare di interpretare Jack. Ho avuto tantissimi dubbi prima di dire sì. Ero veramente spaventato dal personaggio, ma al tempo stesso non volevo farmi sfuggire la possibilità di lavorare con Lars, uno dei registi che ammiro di più. Sapete, Lars è uno che si assume sempre le responsabilità di quello che fa, quindi sapevo fin da subito che lavorare con lui si sarebbe rivelata un’esperienza unica. Ho sempre saputo che avremmo realizzato un ottimo prodotto, ma non posso nascondere di aver nutrito dei forti dubbi fino alla fine delle riprese. La cosa più difficile per me è stata dover imparare a non giudicare Jack per le sue azioni, e alla fine credo di non esserci veramente riuscito. Sono state veramente tante le scene che mi hanno messo in ginocchio. Hanno rappresentato dei veri e propri incubi per me. Devo anche ammettere, però, che quando ho visto il film completo, l’ho amato. Letteralmente. E avevo paura di dirlo a Lars… perché sapete, lui non ama quando qualcuno gli dice che ha fatto un ottimo lavoro!”

Sempre a proposito del personaggio di Jack e della preparazione al ruolo, l’attore ha spiegato: “Jack è uno psicopatico. Un misantropo completamente privo di empatia. Questo film è sì la storia di un serial killer, ma è anche quella di un’artista fallito. Devo ammettere che non mi sono ispirato a nessuno dei grandi assassini che abbiamo visto sul grande schermo. Più che altro mi sono affidato a varie ricerche su internet, su vari serial killer… ho letto di tutto… cose veramentre atroci. Spesso non basta rifarsi al cinema per prendere ispirazione: è sufficiente la vita vera! Sicuramente il più grande sforzo che ho fatto è stato quello di annullare totalmente la mia coscienza: Jack ne é privo, e per entrare in sintonia con lui ho dovuto completamente annullare quella parte di me.”

Matt Dillon a Roma per presentare La Casa di Jack, il nuovo film di Lars von Trier dal 28 febbraio al cinema

Naturalmente Dillon non poteva esimersi dal dedicare un pensiero a Bruno Ganz, il celebre attore svedese scomparso lo scorso 16 febbraio all’età di 77 anni, che nel film interpreta Verge (Virgilio), figura di dantesco richiamo con il quale il personaggio di Jack intrattiene conversazioni ricorrenti, in una miscela grottesca di sofismi mescolata con spiegazioni approfondite di azioni pericolose. A proposito del compianto collega, Dillon ha dichiarato:

“Sono veramente triste per la scomparsa di Bruno. Lavorare con lui è stata una delle esperienze più belle della mia carriera. È un attore che ho sempre ammirato, fin da quando ero giovane. È certamente uno dei miei attori preferiti. Ho sempre sentito una certa affinità con lui. Dal momento che io sono stato il primo attore ad essere scelto per il film, quando Lars mi ha rivelato che anche Ganz avrebbe fatto parte del cast, ero felicissimo! Ricordo ancora che mi mandò soltanto una sua foto con sotto scritto: “VERGE!”. Quando Bruno ha visto il film completo, mi ha detto che dovevo essere davvero molto orgoglioso della mia performance. Penso sia stata una delle cose più belle che mi siano mai state dette nella mia vita.”

Parlando del processo di realizzazione della pellicola, invece, Dillon ha spiegato: “La cosa più bella del periodo relativo alla produzione del film è stato proprio il modo in cui la pellicola è stata girata. Non abbiamo mai fatto prove, il che è molto difficile, ma al tempo stesso anche molto stimolante. È un modus operandi che ti costringe a mettere da parte tutte le tue idee e i tuoi preconcetti, spingendoti piuttosto ad abbandonarti al presente, a quello che stai vivendo in quel preciso momento. Inoltre, la libertà di sbagliare ci ha permesso di dare vita a battute e situazioni sempre nuove e sempre più belle.”

Ma com’è stato veramente lavorare con Lars von Trier, conosciuto non solo per essere senza alcun dubbio uno degli autori più innovativi e influenti del cinema contemporaneo, ma anche i suoi atteggiamenti anticonformisti e controversi? Dillon risponde così: “Lars è stato veramente incredibile. Lavorare con lui è un sorpresa continua, un continuo esperimento. È sempre stato concentrato, soprattutto sul personaggio di Jack. Mi ha aiutato davvero tanto e per questo gli sarò sempre riconoscente.”

In conclusione, l’attore ha parlato della violenza –  uno dei temi cardini della pellicola, ma non l’unico! – in relazione ai tempi moderni e anche alla società in cui viviamo: “Non lo so se credo nel mondo come luogo solitario, pieno di cinismo. È anche vero, però, che se guardiamo a quello che accade ogni giorno, a tutta la sofferenza e alle ingiustizie che ci circondano, è piuttosto difficile credere il contrario. Lo capisco… ed è proprio per questo che all’inizio avevo paura della reazione che il pubblico avrebbe avuto dopo la visione del film. Eppure, non dobbiamo mai dimenticarci che basta accendere la televisione o andare su internet per accorgersi che al mondo accadono cose ancora più brutali di quelle che si vedono nei film. Penso che se si accetta tutto il brutto che ci opprime ogni singolo giorno senza indignarci mai veramente, allora si può anche accettare di vedere un film come La Casa di Jack.”

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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