giovedì, Febbraio 2, 2023
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La Paranza dei Bambini, Saviano: “Vogliamo raccontare il mondo attraverso Napoli”

La Paranza dei Bambini è il nuovo film tratto dal romanzo omonimo di Roberto Saviano e diretto da Claudio Giovannesi, che orchestra sullo schermo le anime tormentate dei giovanissimi protagonisti selezionati tra le strade di Napoli e dintorni, incarnati da Francesco Di Napoli, Ar Tem, Viviana Aprea e tanti altri, tutti presenti, insieme all’autore partenopeo, al regista, allo sceneggiatore Maurizio Braucci e ai produttori Nicola Serra, Nicola Maccanico e Carlo Degli Esposti, alla sessantanovesima edizione del Festival di Berlino, alla quale partecipano nella competizione ufficiale e dalla quale hanno presentato il film, in diretta streaming.

Il film (qui il trailer ufficiale), in uscita nelle sale italiane dal 13 febbraio grazie a Vision Distribution, segue le vicende di sei quindicenni: Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò, pronti a tutto per fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel loro quartiere, il Rione Sanità a Napoli. Con l’illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male. Sono come fratelli, non temono il carcere né la morte e sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Nell’incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà a una scelta irreversibile: il sacrificio dell’amore e dell’amicizia.

La Paranza dei Bambini parla di Napoli e, in particolare, delle sue strade così pittoresche e popolari, ed è uno spaccato vivido di un elemento che, purtroppo, fa comunque parte del retaggio culturale della città…

Claudio Giovannesi: «La scelta di ambientare il film in alcuni quartieri del centro di Napoli – gli stessi che hanno fatto da sfondo alla serie Gomorra, per esempio – è dipesa da una pura e semplice volontà di dare un aspetto iconico alla città, una metropoli che sembra ancora mantenere un’identità popolare, la stessa che con i suoi quartiere faceva da sfondo ai film di Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo. La Napoli narrata non si presenta come una metropoli moderna, anzi, attraverso le proprie diversità e la propria identità popolare portata in scena dai giovani attori protagonisti mostra anche la luce che può celarsi dietro al buio del crimine».

Roberto Saviano: «Il film vuole raccontare non Napoli nel mondo ma il mondo attraverso Napoli; un territorio che si trasforma in un mezzo per poter parlare più in generale del mondo. È una città che contiene tantissime contraddizioni: pur possedendo un alto livello di scolarizzazione, la realizzazione di molti giovanissimi non passa per l’educazione bensì per delle scorciatoie che permettono loro di guadagnare in modo facile, scegliendo così la strada più semplice, una scorciatoia per arrivare prima alla meta».

Quanto c’è di vero nelle storie narrate ne La Paranza dei Bambini? Per quanto riguarda i giovani protagonisti, quant’è stato difficile calarsi nei panni dei vostri personaggi?

Roberto Saviano: «La storia è ispirata a fatti veri e narra, anche nel libro, di questi giovanissimi riuniti in gruppi criminali organizzati; un caso unico nella storia che ho preso a campione per narrare le emozioni e le sensazioni di un adolescente medio che però sceglie la via del crimine per arricchirsi facilmente. Questi gruppi stanno cambiando un percorso umano, perché questi ragazzini muoiono a nemmeno 20 anni ed è come assistere a un lento ritorno al medioevo. Se ad un giovanissimo insegni che con 1000€ di cocaina in un anno puoi guadagnarne 5000; che se investi 5000 euro in cocaina hai la possibilità in un anno di guadagnare un milione di euro, stai cercando di illudere un ragazzo giovane. Perché quello che non dici è che si tratta di un caso su centomila. Tutti gli altri muoiono prima: gli altri ragazzi vengono uccisi o si fanno uccidere prima di arrivare a guadagnare tanti soldi. 

Presentato alla stampa La Paranza dei Bambini, il nuovo film tratto dal romanzo omonimo di Roberto Saviano

E La Paranza dei Bambini di cui si parla – tanto nel romanzo quanto nel film – è proprio questa: è quella mescolanza di baby gang che vanno a colmare i vuoti criminali che le varie famiglie camorriste creano. I bambini hanno sempre fatto parte di questi associazioni criminali, vivono immersi in questa realtà e finiscono con il prenderne anche parte. Quello che non si era mai visto prima, però, è che dei gruppi di ragazzini di 15-16 anni potessero essere considerati alla pari delle famiglie mafiose in quanto a tasso di criminalità. Ecco, questa è la novità del racconto».

Francesco Di Napoli: «Per noi protagonisti conoscere in parte i contesti nei quali avvengono e si muovono realtà simili è stato d’aiuto per la creazione dei personaggi. Io per esempio vengo dal Rione Traiano, e posso comunque affermare che non tutti i ragazzi scelgono questa vita; ci sono molti, come Nicola nel film, che cercano nel male un riscatto per loro stessi, senza però valutare le conseguenze».

Ar Tem: «Molti ragazzi prendono la strada della criminalità perché non hanno niente e quelli che vengono da famiglie borghesi possono avere più privilegi; gli altri, invece, cercano solo di essere presentabili e accettabili agli occhi degli altri».

Maurizio Braucci: «La mafia tende a sfruttare i più giovani, quelli che spesso non si dedicano né al lavoro né allo studio».

Saviano, e per quanto riguarda la polemica di Salvini riguardo alla scorta?

Roberto Saviano: «Questo non dipende da me, capire cosa sta succedendo in questo momento in Italia. Ad esempio anche al giornalista Ruotolo hanno tolto la scorta e ci siamo mobilitati in molti, è un momento molto serio e difficile perché una scorta non è un privilegio, ma un dramma. Purtroppo i giornalisti sono stati vittime troppo spesso, nell’Europa degli ultimi mesi, di orribili e incresciosi attacchi spesso dagli esiti drammatici. So bene che raccontare il mondo è e sarà ancora per molto tempo la mia attività; su Salvini posso solo dire che è l’unico politico occidentale che indossa la divisa delle forze dell’ordine: ecco, è su questo che va posta l’attenzione!».

Claudio, come ti sei posto nei confronti dell’adattamento del romanzo La Paranza dei Bambini?

Claudio Giovannesi: «Non credo che un film debba essere pedagogico; l’educazione spetta alle famiglie e alle istituzioni, per cui quando faccio un film cerco di mostrare alla gente qualcosa, la vita soprattutto, cercando di narrare l’umanità e creando un rapporto empatico. Provo poi in seguito a focalizzarmi sulla realtà senza giudizi e in questo frangente emerge tutta l’umanità, che spero arrivi dritta al pubblico. Con La Paranza dei Bambini volevamo riflettere sul tema della perdita dell’innocenza da parte di ragazzini di 16 anni, mettendo a confronto l’innocenza della loro età con la crudeltà della situazione».

Ai ragazzi protagonisti: per voi di cosa ha davvero bisogno la vostra generazione?

Francesco Di Napoli: «Per i giovani ci vorrebbe un’alternativa: io l’ho avuta, l’ho presa al volo e ne ho approfittato».

Ar Tem: «L’unica vera alternativa è avere un sogno e combattere per qualcosa che si ama».

Viviana Aprea: «I Ragazzi dovrebbero sempre appassionarsi a qualcosa e lottare per ottenerla».

Carlo Degli Esposti: «Posso aggiungere, in ultima analisi, che leggendo il libro ho pensato subito che La Paranza dei Bambini era un racconto fantastico, nel quale Saviano accompagnava dei condannati a morte inconsapevoli fino alla fine e con l’occhio da regista di Claudio Giovannesi il prodotto finale è riuscito ad avvicinarsi a questi giovani condannati, allontanandosi però al momento giusto, prendendone le distanze e procedendo per sottrazione senza dover aggiungere niente».

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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