mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Bang Bang Baby: arriva la nuova “Alice nel Paese (rovesciato) delle Meraviglie” targata Amazon Original

Bang Bang Baby è la nuova serie italiana targata Amazon Original in arrivo, con i primi cinque episodi, dal 28 aprile su Prime Video.

Bang Bang Baby è il titolo della nuova, attesissima, serie Amazon Original italiana che approderà in esclusiva su Prime Video a partire dal prossimo 28 aprile (con i primi cinque episodi), per poi concludersi il 19 maggio con gli ultimi cinque che concluderanno il ciclo della prima stagione.

La serie, creata da Andrea Di Stefano e diretta da Michele Alhaique, Margherita Ferri e Giuseppe Bonito, è stata presentata in esclusiva e in anteprima mondiale in concorso nella sezione “Long Form” alla quinta edizione di Canneseries, il festival internazionale dedicato alla serialità, prima di fare il proprio debutto in 240 paesi. Protagonisti di questo ambizioso progetto sono gli attori Arianna Becheroni, Adriano Giannini, Antonio Gerardi, Dora Romano e Lucia Mascino, tutti presenti – insieme al regista Alhaique, ai produttori e ai CEO di Amazon Prime Video – alla conferenza stampa che ha presentato questo inedito teen crime drama dalle sfumature intrise di black humour.

Ma com’è nata la stravagante idea alla base di quest’opera? A ripercorrere le tappe salienti di questa genesi sono i produttori e i CEO:

«Appena il pitch di serie è stato presentato, ce ne siamo innamorati subito. Tutto ha avuto inizio quando, ormai diversi anni fa, in quanto produzione ci siamo imbattuti in una storia vera interessante, soprattutto perché permetteva di raccontare la formazione, il coming of age di un personaggio femminile ma collocato in un contesto disfunzionale (cioè quello di una famiglia criminale degli anni ’80). La prima chiave di lettura che abbiamo trovato è stata soprattutto a livello visivo e registico, perché dovevamo – e volevamo – entrare nella testa di una ragazzina di quel decennio, con un forte immaginario pop da teenager che potesse trasformarsi, infine, in una forma narrativa ben specifica e riconoscibile.

Una forma narrativa che si trasforma, poi, nel vero elemento narrativo del racconto, non solo un pretesto visivo. Quello che viene maneggiato (con cura) in Bang Bang Baby è un genere che non è nostro, quindi è privo di qualunque punto di riferimento: possiamo considerarlo, a tutti gli effetti, come un prototipo contaminato da innumerevoli influssi. È come se avessimo cercato di rigirare Sposerò Simon Le Bon ma nel mondo della criminalità degli anni ’80, realizzando infine una serie con un forte appeal internazionale. La nostra priorità, inoltre, è sempre stata quella di dar voce ai talenti emergenti, sia davanti che dietro la macchina da presa: per il cast, volevamo puntare a facce molto note, note e infine ad esordienti, realizzando un prodotto unico e una singolare commistione di generi».

bang bang baby
Bang Bang Baby. Foto di Andrea Pirrello. ©️Prime Video & Amazon Studios

Partendo quindi dalla storia (vera) di una ragazza che, nell’Inghilterra degli anni ’80, scoprì in modo incredibile un terribile segreto sul passato di suo padre che era in carcere, mentre lei per anni lo aveva creduto morto, si è cercato di creare uno script unico per quello che viene definito dagli stessi sceneggiatori come un «crime teen drama in salsa pop, con sfumature da black comedy e influenze diverse alla base»: ecco il risultato finale di Bang Bang Baby, una serie che cerca di immaginare fino a che punto possa spingersi una ragazzina alla disperata ricerca dell’amore del padre perduto (e ritrovato). Un incipit e un’idea che hanno messo a dura prova, soprattutto dal punto di vista registico, Michele Alhaique che così ha raccontato il suo percorso dietro la macchina da presa:

«La sfida più complessa con Bang Bang Baby è stata cercare di capire come mettere in scena cosa c’era nei copioni, che erano davvero ricchi sia per quanto riguarda il genere che nei toni, così diversi tra loro. Certo, lavorare durante il lockdown è stata una fortuna, perché la creatività ha bisogno di tempo per svilupparsi e solo lavorando a lungo ho capito quale fosse il tono giusto per tenere in piedi lo scheletro del racconto, per poter passare da un tono all’altro tenendoli tutti insieme in modo armonico. La scrittura mi ha aiutato, perché già su carta era un viaggio, un racconto di formazione che mi ha permesso di giocare con il linguaggio del cinema e della macchina da presa: sono stato molto vicino alla protagonista Alice, lavorando con solo tre ottiche e grandangoli, tutto pur di sentire il suo respiro, mentre prende per mano lo spettatore e gli fa vivere le stesse emozioni che prova lei. In questa serie non ci sono scene di raccordo: c’è sempre azione, un movimento emotivo e la macchina da presa non può fare a meno di muoversi sempre in un senso… “emotivo”, proprio come il ritmo che anima Alice, che vive in un paese rovesciato delle meraviglie.

Sono sicuro che ogni regista avrebbe interpretato l’estetica di Bang Bang Baby in un’ottica diversa; è stata un’occasione davvero stimolante per tutti. Io ad esempio mi sono approcciato a questo lavoro in modo istintivo, macchina a mano per restare il più vicino possibile ai personaggi in modo molto naturalistico. Volevo riprodurre quel cinema che mi entrava sotto pelle, ma all’inizio non capivo come realizzarlo praticamente. Mi sono ispirato a dei vecchi film ma anche alle opere di autori come Nicolas Winding Refn (soprattutto alla serie Amazon Too Old to Die Young, NdR), Quentin Tarantino e David Lynch che mi sono passate sotto pelle, mettendo ad esempio a fuoco altri toni legati, ad esempio, alla filmografia dei fratelli Coen, oppure tenendo presente per l’intera durata delle riprese un film come Tre Manifesti ad Ebbing, Missouri».

Ma la serie originale, attraverso la sua estetica ultra-pop che gioca di continuo con le contaminazione della cultura pop(olare) degli anni ’80, vive e si nutre di chiaroscuri e contrasti che si riflettono tanto sulla scena (le ambientazioni notturne, i neon, le luci artificiali e le ombre della notte) quanto nei suoi personaggi, che ogni attore ha cercato di costruire partendo proprio da questo presupposto: a parlarne per prima è stata proprio la giovane protagonista Arianna Becheroni, che così ha definito la “sua” Alice:

«Si tratta di una ragazzina dolce, ma definita da un profondo contrasto. All’inizio sembra caratterizzata da una profonda timidezza e dall’insicurezza, che mette progressivamente da parte per amore di suo padre. Poi reagisce, tira fuori le unghie, e fa ciò che deve fare perché spinta da un’incrollabile determinazione; è la conferma che una persona può cambiare, se spinta dalla giusta causa».

Bang Bang Baby. Foto di Andrea Pirrello. ©️Prime Video & Amazon Studios

A replicare sono, subito dopo, gli attori Lucia Mascino e Adriano Giannini, che nella serie interpretano rispettivamente i genitori di Alice: Gabriella e Santo Maria Barone.

Lucia Mascino: «In Bang Bang Baby ci sono tante evoluzioni in tutti personaggi, che sono belli proprio perché vivono di contrasti. Di solito al cinema si raccontano delle madri dolenti, che soffrono, mentre invece Gabriella è seduttiva, egocentrica, giocosa e allegra quando irrompe sulla scena; sembra quasi poco materna, la vediamo mentre cerca qualcuno a cui poggiarsi. Poi pian piano, vedendo la serie, emerge invece una parte di “solidità affettiva” che viene fuori da sé, perché anch’io non avevo mai pensato di raccontarla così. È un personaggio che contiene in sé una natura solida e fortissima e non viene mai raccontata secondo nessun cliché. Sentivo, sul set di Bang Bang Baby, che c’era un’ambizione particolare, legata a un’importante sfida internazionale di mercato».

Adriano Giannini: «Il contrasto è fondamentale per ogni personaggio. Santo, ad esempio, ha un sangue criminale e deve, però, riorganizzarsi per amore di sua figlia; nella mia ottica, è un cattivo plagiatore, manipolatore, persuasivo ma anche molto seduttivo, che cerca essenzialmente di salvarsi. Ma sa bene che l’unica persona che può aiutarlo è sua figlia: ecco quindi che l’amore si configura come un elemento di contrasto rispetto alla matrice criminale che permea la serie, anche se in scrittura lo era anche di più e il personaggio di Santo era anche meno “umano”. Abbiamo lavorato, sul set, sull’aspetto empatico per quanto riguarda i rapporti con la figlia, tanto da suscitare nel pubblico delle note di simpatia».

Già a partire dai primi episodi di Bang Bang Baby, si può notare che in ognuno c’è un’incursione in un genere diverso, in una differente modalità del racconto che identifica chiaramente gli anni ’80 e la cultura che li permeava: dal linguaggio della pubblicità alle sit-com, come hanno lavorato i registi – capitanati da Alhaique – per creare questo curioso mix?

Michele Alhaique: «Questa è una specifica caratterizzazione della serie già in scrittura: ogni episodio ha delle reference agli anni ’80, e il nostro intento era raccontare il viaggio di Alice attraverso i suoi occhi, influenzati dal mondo della pop culture e delle tv private; in un sorta di realismo magico, abbiamo cercato di raccontare in quest’ottica il suo percorso e in ogni episodio c’è una singolare – e differente – reference che prova a reinventare anche i generi, creando un ponte unico con qualcosa di totalmente nuovo, italiano, ma fortemente competitivo sul mercato internazionale».

Guarda il trailer ufficiale di Bang Bang Baby

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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