lunedì, Gennaio 30, 2023
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Animeland: Moviestruckers intervista il regista Francesco Chiatante

Articolo a cura di Joseph Crisafulli

Il mondo dei manga e degli anime provenienti dal Giappone, sono l’oggetto di indagine del primo lungometraggio documentaristico del giovane filmmaker Francesco Chiatante.

Animeland (qui la nostra recensione) è un viaggio attraverso i ricordi di quella vera e propria invasione culturale del Sol Levante avvenuta a partire dagli anni ’70, e che oggi è riuscita a ritagliarsi un importantissimo spazio nel nostro panorama culturale. Dai manga, agli anime fino al fenomeno delle fiere e dei cosplay, Animeland ripercorre le tappe della nascita e della diffusione di questo mondo con interventi piuttosto eterogenei che vanno  dall’animatrice e mangaka Yoshiko Watanabe, già assistente di Osamu Tezuka, allo stilista Simone Legno alias Tokidoki, da cantanti come Caparezza, che nelle canzoni spesso introduce citazioni tratte da manga giapponesi, ad attori come Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea con una grossa partecipazione del giornalista Luca Raffaelli e di Vincenzo Mollica.

Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare il regista e autore di questo viaggio documentaristico Francesco Chiatante.

Buonasera Francesco, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il tuo lavoro. Parlando proprio di passioni, qual è stato il manga o\e l’anime che più di ogni altro ti ha dato quella carica e quella volontà di parlarci di questo mondo nel tuo lungometraggio Animeland?

F.C.: “Grazie a voi per l’interesse dimostrato per ANIMELAND. Beh…sapete, non credo che ce ne sia uno ed uno soltanto. Penso che la volontà di raccontare questi mondi nasca da un unione di forze… le trame di anime storici come HEIDI e GOLDRAKE, il design di YATTAMAN e I CAVALIERI DELLO ZODIACO, le battute di LUPIN III e GIGI LA TROTTOLA, i colori di SAILORMOON, CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO e i POKEMON, gli scherzi di RENSIE LA STREGA e C’ERA UNA VOLTA POLLON, le musiche di JEEG ROBOT e LADY OSCAR, gli amori di CARA DOLCE KYOKO, E’ QUASI MAGIA JOHNNY e LAMU’, le atmosfere L’UOMO TIGRE e KEN IL GUERRIERO, le magie de L’INCANTEVOLE CREAMY e IL MAGO PANCIONE, le peripezie di DRAGONBALL e ALL’ARREMBAGGIO (ONE PIECE)… e potrei andare avanti per ore elencando anche valanghe di manga… Insomma, è stato un vero e proprio amore per l’intero immaginario legato a manga, anime e cosplay!”

Pensi che ci sia la possibilità, qui in Italia, di riuscire a eliminare quel pregiudizio che la cultura diciamo “classica” accosta a questo tipo di prodotto? Il tuo lavoro sembra effettivamente muoversi su questa direzione.

F.C.: “Credo che l’accostamento, l’influenza reciproca tra i vari ambiti e la fusione dei media, delle tecniche e delle forme di narrazione porterà un po’ alla volta ad un ‘accorpamento’ e ad un’ ‘unione’ di queste stesse forme e un giorno sarà normale e automatico, anche in Italia, avere un vero e proprio legame tra cinema, letteratura, musica, fumetto, animazione, videogames e realtà virtuale. Ma visto che in Italia (tolte alcune mode momentanee e alcuni rarissimi casi che si stanno già muovendo in queste direzioni) siamo sempre un po’ legati a vecchi schemi e modi di pensare, sono convinto che ci vorrà ancora tempo per equipararci davvero a tanti altri luoghi in giro per il Mondo dove questa crossmedialità è già un dato di fatto.”

Dalla visione di Animeland emerge la tua passione per le sigle. Quali sono le tue preferite e quali tracce avresti voluto utilizzare nel tuo film se ne avessi avuto la possibilità?

F.C.: “Ho sempre amato sia le sigle italiane dei cartoni animati giapponesi che quelle originali usate in patria. Una volta in una intervista radiofonica mi chiesero di stilare (per quanto possibile) un elenco delle mie dieci sigle storiche preferite e tra queste c’erano: PELINE STORY cantata da Georgia Lepore, FLO’ LA PICCOLA ROBINSON dei Cavalieri del Re, LUPIN il valzer dei Castellina-Pasi, I CINQUE SAMURAI di Enzo Draghi, GIGI LA TROTTOLA ancora dei Cavalieri del Re, SPACE ROBOT scritta da Vito Tommaso, CONAN IL RAGAZZO DEL FUTURO sempre cantata dalla Lepore, I CAVALIERI DELLO ZODIACO di Massimo Dorati (alias Odeon Boys) e KEN IL GUERRIERO di Claudio Maioli (alias Spectra)! Non ho mai ragionato sull’idea di usare realmente sigle italiane o originali giapponesi all’interno della colonna sonora di ANIMELAND perché non avrei saputo sceglierle e a quel punto forse avrei voluto utilizzarne tantissime…quasi tutte, anche solo per pochi istanti…e questa cosa sarebbe stata irrealizzabile!”

A mio parere, una voce interessante, per arricchire ancor di più il nutrito parco degli interventi all’interno di Animeland, poteva essere quella di uno o più autori del fumetto italiano. Come mai questa assenza?

F.C.: “E’ stata una mia scelta ben precisa. Ho deciso dal principio che avrei coinvolto solamente disegnatori giapponesi, ho portato questa idea fino in fondo e sono molto contento del risultato ottenuto.”

Ritornando alle sigle: pensi che ci sia un futuro per le sigle di oggi, o dobbiamo arrenderci all’idea che le sigle storiche siano insuperabili?

F.C.: “Mah…anche se io sono legato, per motivi storici, a molte sigle del passato, mi auguro che un giorno possa riprendere una produzione anche di sigle nostrane. Forse, i tempi di oggi sono talmente diversi che quando esce una sigla nuova non è più accettata come avveniva nei decenni passati. Basta vedere cos’è successo l’anno scorso all’uscita della sigla italiana LUPIN, UN LADRO IN VACANZA (cantata da Moreno e Giorgio Vanni): una rivolta del web con tanto di petizioni on-line per tentare di bloccare o cancellare questa sigla dalla programmazione!!”

francesco-chiatante

Sappiamo che sei stato molto minuzioso, eliminando parti delle interviste in cui chi interveniva diceva delle imprecisioni. Quali sono stati i principali errori e le deformazioni che ti dicevano durante le interviste?

F.C.: “Non ricordo esattamente, ma calcolate che gli intervistati parlavano tutti a braccio, quindi magari qualcuno poteva non ricordare esattamente un dettaglio di un anime visto da piccolo o fonderlo con un altro cartone animato oppure dava per certa una data storica di un avvenimento diversa da quella effettiva e ovviamente, alla fine, dopo aver controllato tutte le fonti (e tenendo sempre presente il preparatissimo e paziente Luca Raffaelli), mantenevo nel film la “data buona” o comunque l’informazione corretta. Ma è normale e giusto così, stiamo parlando sempre di un film che indaga nei ricordi e nel passato degli intervistati.”

La guerra della girella. Come ti poni nella ormai celebre faida tra l’adattamento che in qualche modo possiamo definire “nostalgico” (spesso con censure poste da parte delle emittenti televisive) e le nuove riedizioni che tentano di avvicinarsi in maniera quasi maniacale alla fedeltà assoluta degli anime con cui siamo cresciuti?

F.C.: “Indubbiamente molti adattamenti italiani di anime in passato furono fatti quasi all’impronta. Trovo giusto che oggi ci siano aziende specializzate nell’ambito che trattino con maggior fedeltà i prodotti animati giapponesi. Poi, negli ultimi anni, mi sono imbattuto anche in adattamenti in cui i personaggi si esprimevano con giri di parole che saranno indubbiamente fedelissimi “alle parole originali giapponesi” ma che spesso stonano nella nostra lingua, sfiorando quasi, azzarderei, dei “linguaggi fantastici-non voluti” che in certi frangenti ho la sensazione non corrispondano neanche ad espressioni concesse da un italiano corretto e questo, secondo me, andrebbe evitato.”

Con gli anime e i manga si può effettivamente parlare di cultura nerd, intesa come di nicchia? Adesso che è tutto o quasi sdoganato, e le fiere fanno numeri impressionanti, contando che quasi tutti da bambini vedevano i “cartoni animati” (ovvero gli anime) in televisione, possiamo davvero definirci adepti di una sorta di gruppo elitario ed esclusivo o bisogna realizzare che sono parte integrante della nostra cultura come l’Odissea, Foscolo e compagnia bella?

F.C.: “E’ bello e giusto che ci sia una diffusione di queste forme d’arte e che oggi non siano più “di nicchia”. Penso sempre che quando nel 2005 andai alla Mostra del Cinema di Venezia per la consegna del Leone d’Oro alla Carriera ad Hayao Miyazaki quasi nessuno dei miei amici conosceva Hayao Miyazaki e i suoi film d’animazione (perché la maggior parte dei suoi lungometraggi non era ancora arrivata in Italia). Inoltre all’epoca, la stampa italiana, le TV e il web, esclusi rarissimi casi (ricordo ancora un bellissimo articolo di Luca Raffaelli) quasi non parlarono affatto di questo evento. Oggi andando nei negozi di DVD e Bluray ci sono addirittura sezioni “Miyazaki” o “Studio Ghibli” che raggruppano i loro film. I tempi cambiano, oggi l’animazione giapponese è anche d’autore e non sfigura affatto affianco ad importanti opere cinematografiche e televisive di ieri e di oggi ed io sono felicissimo di questo!”

C’è un prodotto di oggi che riesce a trasmetterti in parte quella sensazione di quando da ragazzino vedevi i tuoi anime preferiti?

F.C.: “Ci sono bellissimi film d’animazione giapponese di oggi che hanno i pregi dei prodotti di un tempo e un’attualità ed uno sguardo alla contemporaneità e al futuro di autori, registi, sceneggiatori, disegnatori e animatori che nulla hanno da invidiare ai grandi maestri del passato. Tra i tanti autori vanno indubbiamente segnalati: Hiromasa Yonebayashi (ARRIETTY – IL MONDO SEGRETO SOTTO IL PAVIMENTO, QUANDO C’ERA MARNIE), Goro Miyazaki (figlio di Hayao, I RACCONTI DI TERRAMARE, LA COLLINA DEI PAPAVERI, ecc.), Mamoru Hosoda (LA RAGAZZA CHE SALTAVA NEL TEMPO, SUMMER WARS, WOLF CHILDREN, THE BOY AND THE BEAST) e Makoto Shinkai (LA VOCE DELLE STELLE, 5 CM PER SECOND, IL GIARDINO DELLE PAROLE).”

Redazione
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Il team di Moviestruckers è composto da un valido ed eterogeneo gruppo di appassionati cinefili con alle spalle una comprovata esperienza nel campo dell'informazione cinematografica.

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