lunedì, Febbraio 6, 2023
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Venezia 78: È stata la mano di Dio, il racconto di formazione di Paolo Sorrentino

È stata la mano di Dio, il nuovo film di Paolo Sorrentino con Filippo Scotti e Toni Servillo, presentato in Concorso a Venezia 78.

Paolo Sorrentino torna alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica per presentare, all’interno del Concorso a Venezia 78, il suo nuovo film, È stata la mano di Dio, un “racconto di formazione” – come lo ha definito lo stesso regista – che mira, stilisticamente, a evitare le trappole dell’autobiografia convenzionale.

Il film, interpretato da Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo e Luisa Ranieri, è ambientato a Napoli negli anni ’80 e racconta la storia del diciassettenne Fabietto Schisa, un ragazzo goffo che lotta per trovare il suo posto nel mondo, ma che trova gioia in una famiglia straordinaria e amante della vita. Fino a quando alcuni eventi cambiano tutto. Uno è l’arrivo a Napoli di una leggenda dello sport simile a un dio: l’idolo del calcio Maradona, che suscita in Fabietto, e nell’intera città, un orgoglio che un tempo sembrava impossibile. L’altro è un drammatico incidente che farà toccare a Fabietto il fondo, indicandogli la strada per il suo futuro. Apparentemente salvato da Maradona, toccato dal caso o dalla mano di Dio, Fabietto lotta con la natura del destino, la confusione della perdita e l’inebriante libertà di essere vivi.

“Nella vita, a un certo punto, arriva il momento di fare un bilancio”, ha esordito Paolo Sorrentino in merito alla genesi di un progetto così personale. “Ad un certo punto mi sono reso conto che c’era stato tanto amore nella mia adolescenza e al tempo stesso anche tanta sofferenza, e mi è sembrato che tutto questo potesse essere declinato in un racconto cinematografico, indipendentemente dalle mie esigenze e dai miei bisogni. Forse ho deciso di farlo adesso perché credo di avere l’età giusta per raccontare una storia del genere, così personale. Inoltre, un caro amico, nonché collega, mi diceva sempre che i miei film non sono ‘personali’. Ho preso quelle parole come una ‘sfida’ da raccogliere.”

A proposito dell’evocativo titolo del film, Sorrentino ha spiegato: “È una bellissima frase, al tempo stesso paradossale, perché detta da un giocatore di calcio e perché fa riferimento all’unica parte del corpo che non può essere usata in quel gioco. Mi sembrava una bellissima metafora, emblematica. È un titolo che si riferisce al caso, a chi crede che esistano dei poteri divini. Sembrerà peregrino, ma io credo in un potere semi-divino di Maradona”. Sfortunatamente, il regista ha rivelato di non essere mai riuscito a parlare con “El Pibe de Oro” del progetto.

Toni Servillo ha poi parlato della sua ormai longeva collaborazione con Sorrentino: “Nel corso di questa lunga, felice collaborazione, è capitato, chiacchierando, che Paolo mi abbia detto che prima o poi avrebbe trovato la distanza giusta per raccontare questo episodio così drammatico della sua vita. Quando me lo raccontava, mi diceva sempre che poi mi avrebbe chiesto di interpretare il padre. È emozionante ricevere una proposta del genere, anche se Paolo non mi ha mai chiesto di essere esattamente quello che poi è conservato nel privato della sua memoria. Mi ha dato qualche spunto… forse quello più bello che mi ha dato è quello di apparire molto innamorato della moglie, perché questo amore è tutto quello che poi resterà a Fabietto e ciò che si porterà dietro quando dovrà iniziare a camminare da solo, con le sue gambe. I personaggi del padre e della madre appartengono a quella fase della vita di Fabietto che poi viene bruscamente interrotta, costringendolo alla maturità.”

A questo punto interviene Teresa Saponangelo, che commenta così il suo coinvolgimento nel progetto: “Ho interpretato il fatto che Paolo mi abbia scelta per questo ruolo come una grande manifestazione d’affetto. Devi per forza voler bene ad un attore per affidargli un ruolo così importante. L’affetto tra me e Paolo è cresciuto ancora di più durante la lavorazione del film. Al tempo stesso, credo che il mio coinvolgimento testimoni la libertà che ha Paolo di compiere scelte che non sono convenzionali, che non sono suggerite o concordate. Sono scelte realmente libere. Era una sfida enorme mettermi accanto ad un attore come Toni, che Paolo conosce benissimo. Non c’era la certezza di quale sarebbe stato il risultato.”

Il giovane Filippo Scotti invece, che nel film interpreta un giovane Sorrentino, ha così parlato del suo approccio al ruolo: “Ho cercato di carpire il più possibile dalle movenze di Paolo e ho deciso di trascorrere l’intera estate, prima delle riprese, a Napoli ed immergermi nella lettura di libri e nella visione di film che sapevo Paolo trovava interessanti e che potevano in qualche modo servirmi per comprendere meglio Fabietto. Ogni giorno sul set è stata una sfida sempre nuova. Non mi sono mai sentito in balia delle onde. Mi sento davvero onorato per questa incredibile possibilità che mi è stata data.”

Luisa Rainieri, invece, interpreta un personaggio ispirato ad una zia di Sorrentino, fortemente ancorato a quella dimensione più onirica che da anni caratterizza ormai il cinema del regista. “Ho letto la sceneggiatura e subito mi sono resa conto che Patrizia era un personaggio a tutto tondo”, ha spiegato l’attrice. “L’ho riconosciuta subito, dalla prima lettura. La prima cosa che mi è arrivata di questa donna è il suo dolore. Ho quindi cercato di restituirlo concentrandomi sul fatto che fosse una combattente. Mi sono affidata completamente a Paolo, con grande rispetto. Per me non era importante sapere se questa zia fosse realmente esistita o meno. Il personaggio era scritto benissimo e volevo restituire al pubblico quest’immenso regalo che Paolo mi ha fatto.”

È stata la mano di Dio arriverà in cinema selezionati il 24 novembre e su Netflix dal 15 dicembre. Il film è sceneggiato da Paolo Sorrentino. Il resto del cast annovera Marlon Joubert, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Biagio Manna, Ciro Capano, Enzo Decaro, Sofya Gershevich e Lino Musella.

Il cast di È stata la mano di Dio a Venezia 78

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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