venerdì, Febbraio 3, 2023
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RomaFF13, Cate Blanchett: “Tutto ciò che mi spaventa, mi attrae”

Affascinante, magnetica, irrompe nel secondo giorno di RomaFF13 portando il proprio mondo, popolato da una femminilità indipendente e carismatica. Bastano pochi tocchi per tratteggiare il ritratto completo di Cate Blanchett, definita come una delle ultime vere dive di Hollywood.

Con due Oscar vinti e innumerevoli candidature e premi collezionati, l’attrice australiana è protagonista della Festa presentando il nuovo film del quale è protagonista, Il Mistero della Casa del Tempo (The House with a Clock in Its Walls), dove duetta a fianco al collega – e comico – Jack Black sotto l’egida del regista Eli Roth.

Nel film la Blanchett è Florence Zimmeman, una potente quanto eccetrica strega: nella vita, invece, è pronta a dialogare con gli altri parlando di se stessa, del proprio mestiere, dei propri successi e degli insuccessi che la fortificano, diventando immediatamente protagonista del secondo giorno della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma e di un incontro con il pubblico.

In verde per interpretare la matrigna di Cenerentola; ora in viola per calarsi nei panni della strega Florence Zimmeman… Cate, che gusto provi ogni volta nell’interpretare delle favole?

Cate Blanchett: «Confesso che sui set c’è sempre troppo poco tempo per fare delle prove dei costumi per bene; così spesso finisco per dialogare con i costumisti. È un momento importante perché permette di determinare “cosa” interpreterà il mio personaggio. Mi interessano molto le favole, è vero, ma anche tutte le storie in generale e i costumisti svolgono sempre un ruolo importantissimo per me».

Ne Il Mistero della Casa del Tempo il tuo personaggio ripete spesso la seguente frase, ovvero che la magia è dentro di te e dentro di noi, con un forte riferimento al concetto stesso della forza di vivere e all’importanza di agire: anche tu interpreti così questa frase, e poi cos’è per te la magia? E quanto ami il fantasy?

Cate Blanchett: «Il film parla della magia e ho accettato subito d’interpretarlo perché mi è piaciuta molto la sceneggiatura, leggendola, in quanto si parlava di magie, incantesimi etc. ma tutto era ambientato nel mondo reale. La magia annidata nel mondo reale, fin dall’alba dei tempi, è un’idea molto forte ed efficace nonché una metafora entusiasmante, che dimostra come tutti possiamo cambiare, trasformare ed evolverci; e questo è un messaggio notevole, molto importante soprattutto per le famiglie. Un messaggio gentile da mandare ai ragazzi, dimostrandogli come non bisogna mai lasciarsi etichettare dagli altri, né negli ambiti lavorativi né in quelli scolastici; bisogna sempre trovare la forza di reagire».

Interpreti personaggi diversi in molti film, che spaziano in vari ambiti e generi sperimentando costantemente: quando ne interpreti uno in un film destinato a un pubblico più giovane, che peso ha per te?

Cate Blanchett: «Nella vita sono mamma di 4 figli, ed è un’enorme responsabilità; con loro – e non so se sia un bene o un male – non ho mai parlato diversamente, per sermoni, proprio come accade attraverso la voce dei miei personaggi dei film. Il Mistero della Casa del Tempo celebra la stravaganza e la nozione stessa di infanzia, un concetto che è nato nel diciannovesimo secolo e che si è poi trasformato in marketing oggi.

I ragazzini moderni sono molto più resistenti e pronti nei riguardi del mondo che li circonda, perciò bisogna presentare loro un mondo più complesso e adatto. Quante volte si può imparare dai bambini? Tantissime, ma è anche vero che quando si sta con loro la responsabilità è pure di chi li accompagna al cinema, e il nostro film, in particolare, provoca il pensiero, lo stuzzica; e bisogna sempre parlare con i propri figli di queste provocazioni, appunto, e di cosa suscitano sui bambini».

Cate Blanchett presenta a RomaFF13 il suo nuovo film Il Mistero della Casa del Tempo

Nel film il personaggio del piccolo Lewis è descritto, in modo ricorrente, come indomito; questa qualità, l’essere indomiti, continuando sempre a combattere, tocca un po’ da vicino la tua carriera e le tue corde?

Cate Blanchett: «È interessante questa domanda… quando arrivi alla mia età e sei stato molto fortunato, non sempre si pensa ai successi; ciò che ti rende indomito sono i fallimenti personali e lavorativi, l’atto di cadere e rialzarmi sempre senza ripetete gli stessi errore, cercando d’imparare. Sono convinta che s’impari sempre così poco dal successo, a farmi crescere spesso sono stati i fallimenti, che ho considerato alla stregua di successi, perché in essi cerco sempre di trovare degli errori da utilizzare come spunti per cambiare e crescere, soprattutto come attrice. L’attore deve sviluppare, nell’arco del proprio percorso, un grande spessore, rafforzandosi ma mantenendo sempre una certa sensibilità, soprattutto a teatro».

Cate, da molto tempo si parla del progetto di un biopic su Lucille Ball con te protagonista: puoi parlarcene?

Cate Blanchett: «In realtà sono stata ossessionata da Lucille Ball per molto, molto tempo: m’intrigavano gli aspetti legati al suo essere attrice, madre, moglie, comica e forza della natura che ha rivoluzionato Hollywood e il modo di lavorare sui set, soprattutto dal punto di vista femminile. Ma fino ad oggi nessun regista si è ancora proposto per il progetto, quindi non mi sono ancora ritrovata a calzare i suoi panni».

Cate, cosa t’ispirava da ragazzina e a cosa ti sei ispirata per interpretare Florence ne Il Mistero della Casa del Tempo?

Cate Blanchett: «Da ragazzina ero letteralmente ossessionata dagli horror! Ne ero talmente ossessionata che avrei passato intere ore, in loop, a guardarne uno dopo l’altro; per questo ho amato fin da subito moltissimo l’idea di lavorare sul set con Eli Roth, pur realizzando un film per famiglie. Era un aspetto molto interessante, e per esempio i miei figli sono attratti da tutto ciò che li terrorizza, così scelgo sempre dei personaggi del genere, che incarnano delle sfide, quelli che mi fanno pensare; certe volte ho il sospetto che la mia carriera possa finire per via di un ruolo che ho scelto! Sono incredibilmente attratta anch’io da tutto ciò che mi spaventa.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, in effetti devo ammettere che non leggo molti romanzi, non vado in giro per mostre, non vedo film e non ascolto musica specifica per poi applicare tutto questo direttamente ai personaggi che interpreto; consumo ed elaboro informazioni in base al mio interesse appunto, sono sempre attratta da tutto e alla fine tutto ciò che vedo mi influenza, così dentro di me ogni informazione rimane sopita e non so mai quando si farà sentire. Quando mi calo in determinati panni cerco solo di divertirmi, e spesso magari guardo pure delle vecchi foto come ho fatto nel caso della strega Florence ne Il Mistero della Casa del Tempo. Il mio personaggio è sopravvissuto a un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale e ha perso la sua famiglia; cerco anche di osservare molto ciò che mi circonda e che m’ispira, raccogliendo anche gli imput che emergono dalle scene girate sul set. Per interpretare il ruolo di Florence ho letto il primo capitolo della saga dalla quale è tratto il film, che sono perfino fuori catalogo; sono fantastici, davvero, e ho coinvolto mio figlio di dieci anni nella lettura per vedere quale parte della storia lo interessava di più. L’importante, per me, è sempre far risuonare ciò che faccio davanti al pubblico: altrimenti il resto diventa inutile».

Cate, nel film Florence è una strega, madre e dotata d’istinto materno verso il piccolo Lewis: com’è nella vita la tua esperienza da genitore adottivo?

Cate Blanchett: «Vi rivelerò un segreto: contro ciò che si crede comunemente, come attrice non penso molto a me e alle mie esperienze quando creo un personaggio. Io sono annoiata da me, non mi interessa portare la mia esperienza di vita su un set! (Ride, NdA). Ciò che importa è capire quella di qualcun altro e portarla sullo schermo o sul palco. Il Mistero della Casa del Tempo parla, in fin dei conti, di tre persone orfane che hanno però qualcosa in comune, sono uniti dalla stravaganza. Così si ritrovano scovando una forza che non sapevano di avere; molte famiglie sono o non si sono costituite proprio in questo modo, anche se legalmente magari non sono mai state nemmeno riconosciute? Questo perché non c’è differenza nell’amore che si prova e che, nello specifico, provo per i miei figli naturali e quella adottiva».

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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