lunedì, Gennaio 30, 2023
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Jan Palach recensione del film di Robert Sedlacek

Jan Palach di Robert Sedlacek porta sullo schermo gli ultimi mesi di vita del giovane studente ceco che, nel 1969, decise di diventare “la prima torcia umana” per protestare contro l’invasione russa della Cecoslovacchia. Distribuito in circa 95 sale nel suo paese d’origine, il film concorre nella Selezione Ufficiale della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Jan Palach si mostra come una grande sfida per il regista poiché è inevitabile che in un film di questo calibro si allaccino vicende storico-politiche e approfondimenti psicologici che roteano tutti intorno alla figura del giovane studente di filosofia che ha deciso di togliersi la vita per una causa.

Il film segue il protagonista nella sua quotidianità, mostrando il ragazzo insieme alla sua famiglia, il complesso rapporto con la mamma, la fidanzata e i suoi amici, nonché il fervente mondo universitario in piena crisi con il sistema. Il percorso psicologico e interiore che porta Jan al sacrificio estremo è ben cadenzato nel ritmo dell’opera, per cui nessun particolare viene lasciato al caso.

La gestualità e la figura di Viktor Zavadil, giovane interprete cui viene affidato l’arduo compito di riportare in vita un personaggio così complesso, calzano perfettamente nel tono che il film decide di perseguire, il racconto di un ragazzo deciso a fare i conti con il proprio paese e la propria ideologia. Il rapporto con la mamma è di certo quello più interessante e, forse, avrebbe meritato una attenzione maggiore poiché la donna impersona per certi versi quel piegarsi alle autorità che Jan aveva così strenuamente combattutto.

In Jan Palach quello che viene presentato è anzitutto un essere umano, al di là della raffigurazione storica in cui si è solito collocarlo, una mente fresca e consapevole, il cui sentimento etico è più forte di qualsiasi altro richiamo. Non è necessario conoscere a menadito gli eventi che scossero la Cecoslovacchia nel 1969: il film riesce a condurre lo spettatore in quel respiro e in quello spirito; quello di una popolazione oppressa e costretta esprimersi in una lingua che non gli apparteneva.

Jan Palach è un film a favore della Storia e per la Storia, che diventa manifestazione di sentimenti personali e condivisi portandosi oltre il solito snocciolamento degli eventi.

Guarda il trailer ufficiale di Jan Palach

Carlotta Guido
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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