mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Max von Sydow: le 5 interpretazioni più iconiche del celebre attore

Nell’arco della carriera di un attore c’è sempre un ruolo per cui sarà maggiormente ricordato. Quando si parla di Max von Sydow (10 aprile 1929 – 8 marzo 2020) quello non può che essere il cavaliere crociato protagonista de Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman. L’attore svedese, di cui si è appresa la scomparsa poche ore fa, è stato protagonista di più di mezzo secolo di storia del cinema, ed è sempre parso a suo agio a lavorare in pellicole prodotte nell’ambito di industrie cinematografiche molto diverse tra loro.

Gli esordi sono naturalmente da rintracciare nella natia Svezia, dove ben presto diviene l’attore feticcio di Bergman. Il successo in patria lo porta però in breve tempo a varcare i confini nazionali ed approdare ad Hollywood, dove giunge alla metà degli anni ’60 per prendere parte al kolossal di George Stevens La più grande storia mai raccontata (1965), nel quale interpreta Gesù, il primo di una lunga serie di film girati negli Stati Uniti. L’attore, infatti, ha continuato a recitare in maniera continuativa oltreoceano fino a pochi anni fa: si pensi, ad esempio, alla sua comparsa in Star Wars – Il risveglio della forza (2016) di J.J. Abrams, ma anche alla sua apparizione in tre episodi della sesta stagione della serie tv cult Games of Thrones (2016).

Ma, nel corso degli anni, l’attore ha saggiato anche altri terreni produttivi, come ad esempio l’Italia, dove lo si ricorda in Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi e Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini, entrambi realizzati nel 1976, ma anche nel più recente Non ho sonno (2001) di Dario Argento.

Le 5 interpretazioni più iconiche di Max von Sydow

Elegante, statuario, bello. Una figura diafana quella di Max von Sydow, con quegli occhi azzurri tanto glaciali quanto calorosamente espressivi. Tanti sono stati i grandi registi che si sono rivolti a lui per “portare in vita” i personaggi dei loro film: dal citato Bergman al David Lynch di Dune (1984), dal Sydney Pollack de I tre giorni del Condor (1975) al Woody Allen di Hannah e le sue sorelle (1986), senza dimenticare Bill August, che con Pelle alla conquista del mondo (1989) gli diede la possibilità di aggiudicarsi la prima nomination al Premio Oscar.

Una carriera lunga e ricca che comprende quasi un centinaio di film, molti dei quali memorabili. Per tale motivo, scegliere i migliori o più significativi di questa lunga lista è un’operazione assai ardua. È quindi forse meglio farsi guidare – come si dice in questi casi – dal cuore e, pur sapendo di tralasciare ingiustamente qualche titolo meritevole di essere preso in considerazione, scegliere 5 performance basandosi non solo sulla loro importanza o riuscita, ma anche – se non soprattutto – sulle emozioni che queste trasmettono allo spettatore (naturalmente sulla base di quelle provate da colui che sta scrivendo questo articolo).

il settimo sigillo

1. Il settimo sigillo (1957)

Partire dal memorabile film di Ingmar Bergman è certamente ovvio, ma ancor più doveroso. Questo per un motivo molto semplice: fino al maggio del 1957, ovvero quando il film viene presentato al Festival del Cinema di Cannes, il nome di Max von Sydow è conosciuto solo in Svezia. L’attore ha quasi trent’anni e pochi mesi prima è stato scelto da Bergman come protagonista del film Il settimo sigillo, nel quale interpreta un cavaliere errante che intraprende una partita a scacchi con la morte (che è al contempo reale e metaforica). Presentata, come detto, a Cannes, l’opera ottiene un successo clamoroso, tanto da aggiudicarsi il Gran Premio della Giuria. Ma non è tutto: subitaneamente, il film di Bergman viene riconosciuto come uno dei grandi capolavori della “Settima arte”, mentre la figura di Max von Sydow una delle sue maschere più iconiche.

2. La fontana della vergine (1960)

Dopo Il settimo sigillo, il sodalizio tra l’attore e Bergman durerà per altri 9 film (tra gli anni ’50 e ’70). Tra questi è doveroso citarne almeno un altro: La fontana della vergine. Il film, tratto da una leggenda svedese, è ambientato nel Medioevo e racconta la storia di un uomo (Max von Sydow, naturalmente) che, dopo la morte della figlia per mano di alcuni balordi, decide di vendicarsi degli assassini. La sequenza della preparazione spirituale che precede il compimento della vendetta è di diritto una delle più belle della storia del cinema; e ancora una volta la prova dell’attore svedese è di quelle che rimangono impresse nella memoria. Inoltre, si tratta di uno dei primi film di Bergman ad avere un notevole riscontro a livello internazionale, come testimonia anche l’assegnazione del Premio Oscar come Miglior Film Straniero.

3. L’esorcista (1973)

La carriera di un attore è fatta anche di svolte clamorose e pure di sorprendenti rinascite. Tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70, il cinema americano è attraversato da una rivoluzione creativa che porta all’ascesa del movimento della “New Hollywood”. Molti autori ed attori che avevano fatto la fortuna del cinema statunitense nelle decadi precedenti vengono pensionati prima del tempo, e sono costretti a lasciare posto alle nuove generazioni. È quasi sorprendente che in un contesto del genere, Max von Sydow, anziché uscire di scena, riesca ad incrementare le sue apparizioni nei film hollywoodiani. Ma non è tutto, perché proprio in quegli anni l’attore vive una seconda giovinezza – affermandosi come volto noto anche tra il pubblico più giovane – grazie alla sua partecipazione nel film L’esorcista (1973) di William Friedkin. Ancora oggi, quella di Padre Lankester Merrin rimane una delle sue interpretazioni più celebri.

4. Fuga per la vittoria (1981)

La sua fisicità, il suo volto scarno e severo, nonché i suoi occhi di ghiaccio fecero sì che talvolta Max von Sydow fosse scelto anche per interpretare ruoli da antagonista (in realtà un po’ “sui generis”, dato che spesso i suoi personaggi rivelano un cuore d’oro). È il caso del Maggiore dell’esercito tedesco Karl von Steiner, tra i protagonisti del film di John Huston, Fuga per la vittoria (1981). Contraddistinto da un cast straordinario – che include, tra gli altri, Sylvester Stallone e Michael Caine -, il film (uno dei pochi riusciti riguardanti il gioco del calcio), racconta di una fantomatica partita tra la nazionale tedesca e un gruppo di ex calciatori internati nei campi di concentramento (interpretati, tra gli altri, dal brasiliano Pelè, l’inglese Booby Moore e l’argentino Osvaldo Ardiles). Il film in sé mostra talvolta dei limiti a livello drammaturgico, ma l’alto tasso di spettacolarità lo ha fatto diventare – con il passare degli anni – un piccolo grande cult, e l’interpretazione di Max von Sydow è certamente una delle più emozionanti della sua lunga carriera.

max von sydow

5. Molto forte, incredibilmente vicino (2008)

Se dovessimo scegliere l’ultima grande interpretazione di Max von Sydow, ci sarebbero pochi dubbi a riguardo (almeno a parere di chi scrive): quella in Molto forte, incredibilmente vicino di Stephen Daldry, che oltretutto gli è valsa anche la seconda nomination al Premio Oscar. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, ruota intorno a due tragedie che hanno contraddistinto l’ultimo secolo: l’attacco alle Torri Gemelle nel 2001 e la Seconda Guerra Mondiale. In questo caso, l’attore svedese interpreta il misterioso nonno del giovane protagonista, immigrato di origine ebraica che ha (volutamente) perso il dono della parola e che cerca di riavvicinarsi al nipote a seguito della morte del figlio. Una sfida certamente non facile per Max von Sydow, che è comunque riuscito – grazie al suo immenso talento – a regalarci un’interpretazione notevole che, oggi più che mai, ci ricorda una volta di più quanto sentiremo la mancanza di un interprete raffinato come lui.

Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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