venerdì, Febbraio 3, 2023
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La Storia Infinita: 10 curiosità sul making of del film

La Storia Infinita è un film che, ancora oggi, accende la fantasia dei fan in tutto il mondo (finendo sempre di diritto nelle classifiche dei fantasy più amati, come potete leggere qui), fin dalla sua uscita nelle sale negli anni ’80.

Ogni bambino avrà di sicuro visto questo classico incentrato sulla fantastica storia di un ragazzino che ruba un libro speciale e sgattaiola nell’aula più spaventosa della sua scuola giusto per leggerlo. Ma appena si siede e inizia la lettura, tutti – incluso il pubblico – hanno la sensazione di vivere realmente con lui la storia narrata, anche perché è quello che sta succedendo realmente: il ragazzino è il protagonista della storia e tutti i personaggi ne sono consapevoli!

Una terribile minaccia – ribattezzata Il Nulla – sta seminando il terrore nel regno si Fantasia perché i bambini di tutto il mondo non stanno più leggendo storie fantasy capaci di farli sognare. E ora tocca proprio al giovanissimo Bastian Bux, il ragazzino con il libro, salvare Fantasia e soprattutto la sua Imperatrice Bambina.

A dispetto però della splendida confezione – e del suo status di cult assoluto – dietro La Storia Infinita si celano una serie di curiosità, provenienti dal backstage del film, che dimostrano come la lavorazione sia stata tutt’altro che semplice o poco travagliata, disturbata da ritardi nella produzione, budget abbondantemente superato, fino a trasformarsi in un vero e proprio incubo.

Scopriamo queste 10 curiosità dal making of de La Storia Infinita insieme:

10. I costi del film

Forse non molti fan – soprattutto in America – sanno che La Storia Infinita è, tecnicamente, un film tedesco, girato prevalentemente in Germania e diretto dal famoso regista (tedesco) Wolfgang Petersen. Il film più maestoso ed importante girato da Petersen prima di questo fantasy fu Das Boot, che era già a sua volta il film più costoso della storia della cinematografia tedesca; ma Petersen fu capace di battere il suo stesso record, superato abbondantemente il budget di Das Boot e facendolo arrivare a cifre astronomiche per l’epoca: con 27 milioni di dollari la produzione fu in grado di concludere il film. Una cifra che oggi può non sembrare così eccessiva ma che, nel 1984, poteva corrispondere agli attuali 65 milioni di dollari, un budget impensabile per l’industria audiovisiva tedesca soprattutto dell’epoca.

9. Atreyu si ferì gravemente

Girare non è sempre facile o privo di rischi: lo sa bene l’attore che interpretava Atreyu, Noah Hathaway, che rischiò seriamente di perdere un occhio. Il ragazzo si ferì in più di un’occasione durante le riprese, e più di una volta finì disarcionato da un cavallo che lo calpestò. Per fortuna non si ferì mai gravemente, a parte quando rischiò di perdere un occhio durante la scena finale, quando si ritrova a combattere la bestia con fattezze da lupo, Gmork. Sul set, Gmork – che era un robot – iniziò a non funzionare bene e uno degli artigli finì per graffiare il volto del ragazzo, quasi vicino all’occhio; il robot era talmente pesante che, quando lo atterrò cadendogli addosso, lo lasciò completamente senza fiato, ferendolo in modo serio. Alla fine il regista e la crew decisero di tenere l’unica ripresa della scena girata prima che Hathaway fosse ferito, ed è quella che potete vedere nel montaggio finale.

8. I denti dell’Imperatrice Bambina

Quando si lavora con dei bambini sul set, purtroppo devono essere seguite delle regole: possono lavorare solo per poco tempo durante il giorno e un tutore dev’essere sempre presente; niente di preoccupante o d’inaspettato, dopotutto. Un altro aspetto prevedibile è che, quando lavori con una ragazzina di 11 anni nei panni della protagonista, potrebbe perdere dei denti. Tami Stronach, l’attrice che interpreta l’Imperatrice Bambina, perse i due incisivi superiori perché erano denti da latte: ma nessuno voleva vedere l’Imperatrice senza due denti, un dettaglio che avrebbe sminuito il suo aspetto regale e maestoso; così decisero di inserirle due protesi. Sfortunatamente i due denti finti la costringevano ad emettere uno strano sibilo quando parlava: impiegò tanto tempo – e tanto training sulla dizione – per eliminarlo (quasi) completamente.

7. Le Paludi della Tristezza

Uno dei ritardi nella produzione che quasi causarono la fine del progetto – prima ancora che iniziasse – fu causato da una delle scene più toccanti de La Storia Infinita: quella legata alle Paludi della Tristezza che coinvolgeva il cavallo di Atreyu, Artax, che finiva per annegare tragicamente. È una scena terrificante e triste allo stesso tempo, ma un vero incubo da girare perché fondamentalmente i cavalli non amano restare sotto le acque scure di una palude. La crew impiegò sette settimane per addestrare il cavallo per farlo restare sommerso dall’acqua, fermo su una piattaforma, mentre quest’ultima lentamente scompariva. In un primo momento la produzione pensò di impiegare solo due settimane per completare il film, ma il tempo impiegato per addestrare il cavallo si trasformò ben presto in un vero problema: una volta terminate le riprese e con l’uscita del film in sala, iniziò a girare la voce che il povero cavallo fosse morto realmente per girare la scena, ma si tratta semplicemente di una leggenda metropolitana, perché in realtà fu regalato al giovane attore Hathaway.

6. Le riprese e il caldo

Come molti film, La Storia Infinita fu girato in diverse location: la maggior parte del lavoro fu completato presso gli studi Bavaria Filmstadt di Monaco, in Germania. Molti degli esterni furono girati in Spagna mentre la maggior parte degli edifici che si vedono nel film appartengono a Gastown, un piccolo sobborgo di Vancouver, nella British Columbia. La casa di Bastian, la città che attraversa correndo, la libreria e altre inquadrature sono sempre state realizzate in Canada mentre nessuna location è stata scelta sul suolo americano, negli Stati Uniti, per riconfermare che c’è ben poco di statunitense – e molto di europeo o canadese – nel DNA de La Storia Infinita. Un altro dei veri problemi che la troupe incontrò sul set tedesco fu l’avvento dell’estate più calda mai registrata in 25 anni: in un paese normalmente mai così caldo, un innalzamento così violento delle temperature colse tutti di sorpresa, senza nemmeno potersi munire di validi sistemi di aria condizionata. La produzione fu così costretta a fermarsi quando il caldo divenne talmente insopportabile da iniziare a sciogliere il modellino della Torre d’Avorio utilizzato per le riprese: questo costrinse la crew a sostituirlo insieme ad altri oggetti di scena, che finirono per innalzare il budget di partenza e per dilatare la durata delle riprese per alcune scene in particolare; addirittura, in più di un’occasione il caldo sabotò il corretto funzionamento dei blue screen impiegati per le riprese, costringendo tutti a fermarsi per aspettare che l’ondata rovente passasse prima di iniziare di nuovo.

5. Il grido di Bastian

Una delle scene più intense – e memorabili – del film La Storia Infinita rimane quella finale, quando Bastian si affaccia alla finestra gridando un nome: il personaggio è costretto a gridare il nome di sua madre, per permettere all’Imperatrice Bambina di usarlo per salvare il regno di Fantasia dal Nulla. Sfortunatamente, è impossibile sentire o capire il nome che viene gridato proprio poco prima dei titoli di coda del film, ma au contraire, è il libro a venirci in soccorso svelando l’agognato nome: è “Moonchild”.

4. Due scene non furono girate

Purtroppo due scene fondamentali, contenute sia nel libro che nella sceneggiatura, non furono mai girate: la prima era la primissima scena in cui compariva il FortunaDrago Falkor e che coinvolgeva Atreyu, pronto a salvarlo da Ygramul, il mostro muta-forma capace di trasformarsi in un gigantesco nugolo di vespe velenose che si raccoglievano assumendo le fattezze di un ragno gigante, come viene descritto nel romanzo. Quando venne girato il film negli anni ’80, gli effetti speciali a disposizione erano inadeguati per poter realizzare in modo credibile questa sequenza, che venne così tagliata. La seconda scena che subì lo stesso trattamento, invece, includeva sempre Falkor e il giovanissimo Atreyu, quando si ritrovavano ad incontrare i Giganti del Vento: queste creature erano descritte come fatte – letteralmente – di nuvole, ma si stavano pian piano riducendo a causa della crescita del Nulla. Un’altra sequenza splendida che non vedremo mai, perché fu impossibile girarla al tempo delle riprese per via delle scarse capacità degli effetti speciali che lo studio aveva a disposizione.

3. Due versioni di Falkor

Se La Storia Infinita venisse girato oggi, un gigantesco FortunaDrago sarebbe di sicuro creato in CGI tanto da sembrare convincente, realistico e sfolgorante. Ma negli anni ’80, quando fu girato il film, era impossibile ricorrere alla computer grafica, così Falkor fu costruito “manualmente”, realizzando diversi bozzetti e disegni preparatori fino alla realizzazione di ben due modelli. Il Falkor che vediamo nel film è lungo più di 13 metri, costruito con l’acciaio degli aeroplani usati per realizzare il telaio, rendendo ovviamente tutta la struttura molto pesante: pensate che la testa, da sola, pesa più di 90 kg. Lo scrittore del romanzo originale, Michael Ende, non fu troppo felice del risultato finale: odiava il fatto che somigliasse parecchio a un cane. Il regista Petersen voleva che sembrasse un drago incrociato con un Golden Retriever, ma l’autore non era della stessa opinione; per fortuna invece i fan concordarono fin da subito con la visione del regista, adorando il personaggio di Falkor e considerandolo come uno dei migliori, più amati e più iconici.

2. L’autore odiò il film

Non è così insolito, per uno scrittore, disprezzare profondamente l’adattamento di un proprio lavoro quando viene riadattato, da qualcun altro, per il grande schermo. Alan Moore, ad esempio, odia tutte le sue opere che regolarmente vengono portate sul grande schermo e lo stesso sembra sia accaduto a Michael Ende, autore del romanzo omonimo da cui è tratto La Storia Infinita. Ende fu molto esplicito nell’esprimere quanto disprezzasse il film, talmente tanto da pretendere che il suo nome fosse cancellato dai credits nei titoli di testa. Per accontentarlo, il regista e la troupe inserirono il suo nome solo alla fine, nei titoli di coda, e noterete che è scritto in modo palesemente più piccolo rispetto agli altri. Lo scrittore, addirittura, iniziò una campagna per fermare le riprese del film non appena si rese conto quanto stavano stravolgendo il romanzo originale, chiedendo perfino che cambiassero il titolo del lungometraggio; arrivò quindi al punto (di non ritorno) di fare causa ai produttori, quando quest’ultimi si rifiutarono di soddisfare tutte le sue richieste: alla fine, perse la causa. Ironia tragica: siccome il film non copriva l’intero arco narrativo del romanzo di Ende, successivamente fu realizzato – sei anni dopo – un sequel intitolato La Storia Infinita 2 che non coinvolse né Petersen nelle riprese né nessun altro interprete del cast originale; ma il risultato finale fu talmente al di sotto delle aspettative da essere un flop al box office.

1. Spielberg coinvolto nel film

Siccome La Storia Infinita era tratto da un romanzo tedesco, prodotto da uno studio tedesco e diretto da un regista – ovviamente – tedesco, fu chiesto ad un regista americano di traghettare il prodotto finale negli Stati Uniti. E a quale regista, nel 1984, poteva essere affidato un arduo compito del genere? Ma a Steven Spielberg, ovviamente. Il montaggio del regista americano è leggermente diverso rispetto alla versione finale del film realizzata per il mercato tedesco, ma queste piccole variazioni hanno aiutato il prodotto finale a raggiungere lo status di cult assoluto, soprattutto tra i più giovani, conquistati da questa nuova fiaba fantasy. In cambio, per esprimere tutto l’apprezzamento per il lavoro del regista, a Spielberg fu regalato l’Auryn che si vede nel film e che è finito all’interno di una teca nel suo ufficio, in bella mostra. Ma come lavorò il regista sul montaggio? Semplicemente, ragionò sugli elementi che avrebbero funzionato sul mercato statunitense, smussando e snellendo alcune scene tanto da finire per tagliare fuori ben 7 minuti di girato, su 94 minuti totali.

Fonte: ScreenRant

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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