martedì, Dicembre 6, 2022
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Indiana Jones: curiosità sulla saga con Harrison Ford

Indiana Jones, professore e archeologo giramondo, perennemente a caccia di tesori antichi, è uno dei personaggi più iconici del cinema del XX secolo. Steven Spielberg costruisce la parabola del simpatico eroe in quattro film, realizzati nell’arco di quasi trent’anni: I predatori dell’arca perduta (1981), Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Indiana Jones e l’ultima crociata (1989), Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008).

1979. Steven Spielberg è reduce dal primo, significativo, flop della sua carriera. La produzione di 1941 – Allarme ad Hollywood, feroce satira antimilitarista che sbeffeggiava Hollywood, è lunga e dispendiosa; il film viene accolto freddamente e duramente attaccato dalla critica, tanto da essere addirittura definito “antipatriottico” da John Wayne in persona.

Facciamo un passo indietro. 1977. George Lucas, poco prima dell’uscita nelle sale di Star Wars, si sta rilassando su una spiaggia dorata delle Hawaii. È presente anche Steven Spielberg. Spielberg ha appena confidato il suo sogno: dirigere un film di James Bond. Lucas, allora, tira fuori il suo asso nella manica. Ha avuto un’idea: un film d’avventura, con protagonista un archeologo di nome Indiana Smith, che è “meglio di James Bond”. Spielberg è affascinato, ma pensa che il nome del protagonista non suoni bene. “Che ne diresti di Indiana Jones?”, gli risponde Lucas.

La brillante intuizione verrà sviluppata l’anno successivo, in una serie di incontri tra Steven Spielberg, George Lucas e Lawrence Kasdan (che sarà poi autore della sceneggiatura de I predatori dell’arca perduta). Indiana Jones è ispirato un po’ a Clint Eastwood, un po’ a James Bond, un po’ all’Humphrey Bogart de Il tesoro della Sierra Madre.

I predatori dell’arca perduta arriva nei cinema statunitensi nell’estate del 1981 ed è un successo planetario. Spielberg, dopo il fiasco di due anni prima, ha la sua rivincita. Lui che era convinto di non essere in grado di dirigere una commedia, conferisce alla storia quel tocco di humour e brillante ironia che diventerà il punto forte di questo e dei film successivi della tetralogia.

È proprio l’ironia a rendere “accettabile” il personaggio di Indiana Jones (che, essendo un mercenario, non brilla certo per moralità e altruismo) e quindi ad elevarlo a simbolo positivo del tipico patriottismo a stelle e strisce. In un momento storico, quello della cosiddetta New Hollywood, che per lo più andava in direzione totalmente opposta (si pensi a registi come Francis Ford Coppola o Martin Scorsese).

In Indiana Jones troviamo quella giocosità e quella leggerezza che diventeranno segno distintivo della “fabbrica di sogni” costruita negli anni, mattone dopo mattone, dall’estro creativo di Steven Spielberg. Un cinema che, ad una visione più attenta e consapevole, non si limita soltanto a intrattenere. Indiana Jones, dietro la sua patina spettacolare, nasconde infatti qualcosa di più profondo. La nostalgia per il passato (cinematografico e non solo) si traduce, molto spesso, in un citazionismo intelligente (quasi da “nerd”, diremmo oggi) e in un concentrato (serio e faceto, allo stesso tempo) di cultura pop. Difficile pensare che Spielberg e Lucas (che è produttore esecutivo di tutti e quattro i film della saga) non si siano divertiti nel girare questi gioielli, spinti comunque da un amore sincero per la settima arte. Un amore e una sincerità che trasudano da ogni inquadratura del film, da ogni esilarante colpo di scena, da ogni personaggio (si pensi, ad esempio, a Marcus Brody o ad Henry Jones Sr., personaggi assolutamente indimenticabili ed entrati nel cuore di tutti).

Le peripezie di Indiana Jones avranno un ulteriore seguito: l’uscita nelle sale del quinto capitolo della saga è prevista per il 29 giugno 2022. Dietro la macchina da presa, per la prima volta, non ci sarà Steven Spielberg (ritiratosi dal progetto insieme allo sceneggiatore David Koepp) ma James Mangold, anche autore dello script. Questo passaggio di testimone riuscirà a dare nuova linfa vitale alle vicissitudini dell’affascinante archeologo oppure ci troveremo di fronte all’ennesima operazione di marketing fine a sé stessa? In attesa di dare una risposta a questa spinosa domanda, ecco 10 curiosità sulla saga di Indiana Jones.

Il famoso duello

Chi non si ricorda l’esilarante scena ne I predatori dell’arca perduta in cui Indiana Jones fredda con un sol colpo di pistola quel pretenzioso spadaccino? Harrison Ford, in un’intervista rilasciata agli utenti di Reddit, racconta la genesi di quel momento. Nella sceneggiatura originale, Indiana Jones sfilava la spada di mano all’avversario usando la frusta: per realizzare questo divertissement la troupe, in procinto di tornare in Inghilterra, avrebbe dovuto trascorrere almeno tre giorni in più sul set in Turchia. Un’idea che non sembrò particolarmente allettante all’attore protagonista. Fu proprio Harrison Ford, infatti, a proporre a Steven Spielberg di accorciare i tempi. Il motivo? Ford, in quel momento, soffriva di dissenteria e reputò insostenibile l’idea di assentarsi dal suo camerino per più di dieci minuti di fila. Lo stuntman assunto come rivale rimase deluso: si era allenato per mesi, inutilmente.

Un simpatico easter egg

Forse non tutti sanno che Star Wars viene più volte citato all’interno del mondo di Indiana Jones. Basta solo aguzzare la vista! Un esempio di questo lo troviamo ne I predatori dell’arca perduta, dove è possibile vedere un piccolo “cameo” di R2-D2 e C-3PO: i due personaggi appaiono su un pilastro, sotto forma di geroglifici. Si tratta di un semplice tributo all’amico George Lucas? Oppure le implicazioni sono altre? Chi lo sa, forse Indiana Jones e Star Wars condividono lo stesso universo!

L’occasione persa di Tom Selleck

Sarebbe difficile immaginare Indiana Jones con un volto diverso da quello di Harrison Ford. Eppure, l’attore americano non era affatto la prima scelta. George Lucas, infatti, voleva a tutti i costi che a vestire i panni dell’archeologo fosse Tom Selleck. L’attore rifiutò la parte per motivi contrattuali con l’emittente televisiva CBS: le riprese della prima stagione di Magnum PI e quelle del film diretto da Spielberg sarebbero iniziate praticamente nello stesso momento. Uno sciopero degli attori, imprevedibilmente, fece slittare di qualche mese la produzione della serie televisiva. Ma ormai Selleck aveva perso il treno. Magnum PI fu rinnovata e valse all’attore protagonista un Emmy Award: nulla di paragonabile, tuttavia, al ruolo iconico a cui fu costretto a rinunciare.

Un momento terrificante!

In una scena di Indiana Jones e il tempio maledetto, Willie Scott (una giovane cantante americana, che nel film ha un affair con l’eroe protagonista) deve attraversare una stanza piena di insetti per salvare Indiana Jones e il piccolo Short Round. Nessun effetto speciale: per questa scena, Kate Capshaw fu coperta con duecento insetti, veri. L’attrice, per superare la paura iniziale, ha dovuto assumere dei sedativi. “Hanno decisamente funzionato”, ha dichiarato la Capshaw.

Un marito importante per Willie Scott

In una bozza della sceneggiatura di Indiana Jones e Il regno del teschio di cristallo viene raccontato che, dopo la liason con il nostro eroe, Willie Scott si stava godendo la vita insieme a suo marito, “un importante regista di film”. Si tratta ovviamente di uno scherzo: Kate Capshaw e Steven Spielberg convolarono a nozze poco dopo le riprese di Indiana Jones e il tempio maledetto. I due stanno ancora insieme e, sì, possiamo dirlo: la vita se la stanno proprio godendo!

Dei veri cimeli storici!

Tanto ne I predatori dell’arca perduta quanto in Indiana Jones e l’ultima crociata, i nemici giurati di Indiana Jones sono i nazisti. Basandosi su foto d’epoca e documenti autentici risalenti all’epoca nazista, i costumisti Anthony Powell e Johanna Johnston sono riusciti a ricreare dei costumi di scena perfettamente fedeli agli originali. Ma non solo: la produzione del film è riuscita a procurarsi un certo numero di autentiche uniformi naziste, che poi sono state impiegate nelle scene ambientate a Berlino del terzo capitolo della saga.

L’ispirazione di Cate Blanchett

In Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Cate Blanchett interpreta Irina Spalko, l’antagonista senza scrupoli di Indiana Jones. Per vestire al meglio i panni dell’agente del KGB, l’attrice ha preso lezioni di scherma e di karate. Ma soprattutto si è ispirata ad una figura iconica del cinema anni ’60: il colonnello Rosa Klebb, membro di SPECTRE e antagonista di James Bond in Dalla Russia con Amore (1957). Rosa Klebb è considerata, in assoluto, una tra i migliori nemici di James Bond. Un fatto che fa sorridere, visto il già citato desiderio (mai realizzato) di Spielberg di dirigere un film sull’agente segreto.

Il cane di George Lucas

In Indiana Jones e l’ultima crociata scopriamo che il vero nome del protagonista è Henry Jones Jr. e che “Indiana” era il nome del cane posseduto in gioventù dall’archeologo e da suo padre. In realtà, ad essere omaggiato è un cane veramente esistito: il cane di George Lucas si chiamava proprio Indiana.

Un grande rimpianto

In un’intervista rilasciata nel 1990, Steven Spielberg racconta che decidere di dirigere Indiana Jones e l’ultima crociata gli costò una grande rinuncia dal punto di vista professionale. Il regista aveva lavorato per cinque mesi alla sceneggiatura di Rain Man – L’uomo della pioggia (1988), l’acclamato film con protagonisti Tom Cruise e Dustin Hoffman. A causa del suo impegno sul set del terzo Indiana Jones, Spielberg rinunciò a dirigere il film. Durante la cerimonia degli Oscar del 1989, Rain Man si aggiudicò le quattro statuette più ambite: miglior attore, miglior sceneggiatura originale, miglior regista e miglior film. Il rimpianto di Steven Spielberg si accompagnò ad una consapevolezza: se fosse stato lui a dirigere il film, probabilmente Rain Man non avrebbe ricevuto così tante nominations agli Oscar. Spielberg attribuiva questa idea ad un pregiudizio nei suoi confronti, che lo vedeva erroneamente incline soltanto a certe tipologie di film. Oggi, a distanza di trent’anni, possiamo affermare che questo tipo di preconcetto non può più sussistere: Spielberg si è cimentato nei generi più disparati, con risultati più che brillanti. E se è vero che Barry Levinson si è rivelato la scelta vincente per Rain Man, è altrettanto innegabile che per Indiana Jones e l’ultima crociata non potremmo mai immaginarci un regista diverso da Steven Spielberg.

Il misterioso pacchetto

Indiana Jones, docente di archeologia al Barnett College, da ragazzo ha studiato presso l’Università di Chicago: si tratta di una curiosità ben nota ai fan della saga. Nel 2012, l’ufficio ammissioni dell’Università di Chicago ha ricevuto per posta un curioso pacchetto. Il destinatario era un certo Dr. Henry Walton Jones Jr, conosciuto universalmente come Indiana Jones. L’oggetto, che conteneva una serie di memorabilia del famoso archeologo, sembrava in tutto e per tutto autentico. Si trattava forse di uno scherzo? Di un’operazione di marketing? Il mistero è stato presto svelato. Il pacchetto che recava l’indirizzo dell’Università di Chicago era in realtà contenuto in una busta più grande (andata perduta) con su scritto il recapito del vero destinatario. Il postino, per comodità, scelse di basarsi sulle uniche informazioni che poteva leggere. Il contenuto era un’opera realizzata da un artista di Guam e acquistata su Ebay da un cliente italiano. Venuto a sapere dell’equivoco e particolarmente divertito dall’appello lanciato dalla famosa università statunitense, Paul da Guam ha deciso di donare la sua creazione all’istituto, che ha promesso di metterla in mostra all’interno di un’installazione museale realizzata poco tempo dopo. Il confine tra fiction e realtà, come ci insegna questa storia, può essere talvolta estremamente labile!

Annalivia Arrighi
Annalivia Arrighi
Appassionata di cinema americano e rock ‘n’ roll | Film del cuore: Mystic River | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: due, Colin Farrell e Sean Penn | La citazione più bella: “Questo non è volare! questo è cadere con stile!” (Toy Story)

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