mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Il Mio Vicino Totoro di Hayao Miyazaki: 10 curiosità che non sai sul film

Il Mio Vicino Totoro è uno dei gioielli realizzati, nel corso di questi anni, dallo Studio Ghibli fondato da Hayao Miyazaki: il “Walt Disney” giapponese, imperatore indiscusso dell’animazione, ha contribuito a ridefinire l’immaginario collettivo soprattutto di molti spettatori occidentali grazie ai piccoli, grandi, capolavori realizzati nel tempo, fino ad arrivare all’annuncio del suo ritiro dalle scene.

Il debutto di Miyazaki come regista risale al 1979 con il film d’animazione Il Castello di Cagliostro; da quel momento, il maestro decise poi di fondare il famoso studio, diventando in breve tempo il punto di riferimento indiscusso dei grandi classici dell’animazione giapponese: tra i film realizzati nel corso degli anni, per molti avrà un valore speciale Il Mio Vicino Totoro, magari per le emozioni che vengono evocate e che riportano subito nel cuore della sfera dell’infanzia.

Incentrato sull’intrigante storia dei giovani Mei e Satsuki che incontrano un misterioso spirito di nome Totoro, grazie alla linea guida dell’art director Kazuo Oga e alla musica composta da Joe Hisaishi, il film ha catturato in brevissimo tempo il cuore di adulti e bambini. E proprio il 16 aprile questo gioiello celebrerà 32 anni dalla sua prima uscita avvenuta in Giappone (nel 1988): in attesa di ritrovare il fantastico mondo di Miyazaki al cinema – che potrebbe avvenire nel corso proprio di quest’anno, il 2020, con ben due film – e accontentandoci di non vedere mai, con molta probabilità, sul grande schermo un sequel di questa storia ormai immortale, possiamo ripercorrere 10 curiosità legate a Il Mio Vicino Totoro:

10. Il film è ispirato a eventi reali

Abbiamo sempre sperato che il personaggio del Gattobus fosse reale, ma ci sono invece altri elementi del film che affondano le proprie radici nella realtà: il creatore de Il Mio Vicino Totoro, Hayao Miyazaki, si è ispirato a delle esperienze personali per disegnare i personaggi animati, perché quand’era bambino, sua madre fu portata in ospedale per un gravissimo caso di tubercolosi. Come racconta lo stesso regista affidando le sue memorie alla sua biografia, “[…] sua madre fu affetta da tubercolosi e fu costretta a restare a letto dal 1947 al 1955. I primi anni li passò in ospedale, prima di poter essere accudita da un’infermiera a casa”. Nel film, la madre di Satsuki e Mei è affetta da una malattia simile che la costringe a restare in ospedale per l’intero corso del film e, nonostante non sia mai chiarito di cosa soffra, molti credono che Miyazaki si sia ispirato proprio a sua madre. In una versione letteraria della storia di Totoro, invece, viene detto che la madre di Satsuki e Mei viene ricoverata nell’Ospedale di Shichikokuyama, noto per essere specializzato nella cura della tubercolosi; uno dei motivi per cui la famiglia si trasferisce in città all’inizio della storia, approdando in una casa costruita da un uomo la cui moglie fu uccisa dalla stessa malattia.

9. Il nome Totoro è legato alla parola giapponese per “Troll”

Nel film, Mei segue una scia di ghiande che la porta nel cuore della foresta, dove scopre diversi spiriti misteriosi. Mossa dalla curiosità, Mei chiama il più grande di questi “Totoro”, un nome che ricorda la parola giapponese per troll (Torōru), pensando che il nome possa nascere proprio come una storpiatura della parola originale. Quando, successivamente, sua sorella Satsuki apprende più informazioni sulla creatura, domanda a Mei se si sta riferendo al “troll del loro libro”. Il suddetto libro non è mostrato direttamente nel film d’animazione, ma si può intravedere durante i titoli di coda, quando la madre – in un momento toccante – è mostrata mentre sta leggendo alle figlie il libro Tre Capre di Montagna, che ricorda l’immagine scelta per il libro illustrato creato per il film, con un Troll su un ponte che osserva una capra. Il sito Nausicaa.net suggerisce che invece sia “Totoros” tutti gli spiriti più piccoli: la prima creatura che Mei incontra è più piccola di Totoro (“chibi-totoro”) che è bianca e poi quella blu, di taglia media, Totoro (detta “chuu-totoro”). Il Totoro più grande (“oh-totoro”) è il più conosciuto tra tutti però.

8. Nella primissima sceneggiatura c’era solo un’eroina

Uno degli elementi che rende più interessanti le dinamiche – e la storia – de Il Mio Vicino Totoro è la dinamica che si innesta tra le due sorelline, Satsuki e Mei; sorprendentemente, nelle prime versioni Miyazaki aveva affidato il ruolo della protagonista a un’unica ragazza. Per quanto l’autore sia sempre stato in grado, fin dagli albori dello Studio, di catturare lo spirito più giovane ed energico insito nell’infanzia, mostrando – come in questo caso – un ampio spettro di emozioni attraverso il punto di vista di più protagonisti, in questo caso specifico la presenza di due ragazzine rende ancora più emozionante la “magia”: il film è pieno di momenti toccanti – e spezza-cuore – proprio tra le due sorelle, dalla grande avventura a cui segue la scomparsa di Mei passando per i tentativi di Satsuki di ritrovarla, tutto questo non sarebbe stato possibile con un solo personaggio femminile.

7. Ispirato ad Alice nel Paese delle Meraviglie

Ci sono molti parallelismi tra il grande classico Alice nel Paese delle Meraviglie e l’instant cult creato da Miyazaki Il Mio Vicino Totoro: in primo luogo la giovane Mei incontra il chimi-totoro, o il piccolo spirito Totoro bianco, che inizia a seguire proprio come fa Alice con il bianconiglio; successivamente quest’ultima attraverso la tana dello strano animaletto sbucando così nel Paese delle Meraviglie, un po’ come accade a Mei che cade all’interno dell’albero di canfora, solo che questa volta non ci sono strane bottigliette con scritto “Bevimi” a tentarla! Numerose scene sono un marchio di fabbrica del mondo dello Studio Ghibli, ma ce ne sono altre che devono molto all’immaginario creato da Lewis Carroll: ad esempio, il Gattobus, con il suo ghigno sornione e sinistro sempre ben ostentato, gli occhi ampi e vuoti, è chiaramente un riferimento allo Stregatto uscito dalla fantasia dello scrittore inglese.

6. Errori animati

Anche i migliori sbagliano: lo dimostrano alcune piccolo sviste adocchiate dagli spettatori più attenti guardando Il Mio Vicino Totoro: in una scena, ad esempio, la Nonna porta Mei da Satsuki mentre quest’ultima è a scuola; la prima è talmente inconsolabile da correre dalla sorella rifiutandosi di lasciarla per il resto del giorno. E proprio mentre è a scuola, Mei colora allegramente un disegno di Totoro con dei pastelli blu: la cosa più strana è che il disegno si evolve e cambia di scena in scena, con delle piccole differenze. Un altro errore si può rintracciare nella scena in cui le sorelline tornano a casa dopo scuola. Dopo essere state sorprese dalla pioggia, le ragazze provano a ripararsi in un piccolo santuario lungo la strada; il loro vicino, Kanta, prima passa loro accanto con un grande ombrello, per poi decidere di tornare indietro e offrire loro quest’ultimo per poter tornare a casa senza bagnarsi. Se osservate meglio, il colore del manico dell’ombrello cambia in pochissime scene, e quando le due ragazzine approdano a casa, Mei inciampa e la sua gonna finisce per essere coperta di fango. Qualche inquadratura dopo, non ce n’è più traccia: eppure, nonostante la presenza di tutte queste stranezze, Il Mio Vicino Totoro è considerato uno dei migliori film targati Studio Ghibli dagli appassionati di film d’animazione.

5. Il significato dei nomi

In molti film targati Studio Ghibli i nomi scelti per i personaggi sono importanti per il loro significato: ad esempio, ne Il Mio Vicino Totoro, i nomi delle due sorelline giocano con il concetto di “mese di maggio”. Mei, come si può evincere con più facilità, somiglia alla parola inglese per indicare il mese di maggio (“May”); in giapponese il nome può essere scritto con vari caratteri kanji e può significare germoglio, e quindi di riflesso affidabile o brillante. In cinese, invece, Mei significa sia “bella” ma anche “prugna”: di certo, nel film la sorellina più giovane è tanto brillante e bella quanto tenera come una pugna. Satsuki è, invece, un nome giapponese più tradizionale che si rifà convenzionalmente al quinto mese dell’anno ovvero maggio. È inoltre interessante sapere che il nome può anche riferirsi al fiore Azalea, una tipica pianta del Sol Levante che cresce solo sulle montagne; scritto in atri caratteri kanji, può significare bocciolo, luna/mese, sabbia o felicità.

4. Riferimenti allo scintoismo e strane interpretazioni

Tra i tanti temi trattati all’interno del film Il Mio Vicino Totoro, spicca di sicuro quello legato all’ambiente e al rispetto della natura: tematiche quanto mai attuali ma che affondano le proprie radici nella tradizione giapponese, nel cuore antico di un sistema di credenze chiamato Scintoismo. Il rispetto per la natura, la connessione che lega gli spiriti della natura – chiamati Kami – agli umani e soprattutto la relazione innocente che intercorre tra le bambine (mosse solo dalla curiosità) e questo grande spirito (il Re Totoro) che le guida attraverso il doloroso percorso di malattia della madre, sono tutti elementi che si posso rintracciare alla base della filosofia scintoista. Ma questa interpretazione “religiosa” – o comunque, trascendentale – non è l’unica che i fan hanno fornito per decifrare i simbolismi presenti all’interno de Il Mio Vicino Totoro: lo spirito della foresta sarebbe, in realtà, il dio della morte. Di conseguenza, solo le persone che stanno per morire sarebbero in grado di vedere queste creature, e verso la conclusione del film Mei si perde tutti gli abitanti del popolo trovano un piccolo sandalo nello stagno. Chiedono così a Satsuki se appartiene alla sorella ma lei nega, azione che ha fatto sospettare i fautori di tale teoria che in realtà la ragazzina stia mentendo e che, di conseguenza, stia negando a sé stessa la terribile possibilità che la sorella sia morta. Il tentativo di Satsuki di trovare Totoro per molti corrisponderebbe a una sorta di viaggio nell’oltretomba, come del resto pure le due sorelline che si ricongiungono sotto un grande albero sotto la finestra dell’ospedale dov’è ricoverata la madre: siccome solo la donna può vederle (e non il padre) molti suppongono che anche questo rientri nella stessa teoria di prima, cioè che solo la donna – prossima alla morte – può vedere le figlie che forse sono già morte a loro volta, dato che non possono vedere riflessa per terra la loro ombra.

3. La mancata nomination agli Oscar

Non solo Il Mio Vicino Totoro si rivelò, purtroppo, un flop al box office ma non ricevette nessuna nomination agli Oscar: ma i forti temi affrontati nel film – come il rapporto con la natura – e lo stile nell’animazione non passarono inosservati, permettendo così al film di vincere il premio come Miglior Film ai Kinema Junpo Awards del 1989, insieme a quello come Miglior Film Giapponese per i Reader’s Choice Award dello stesso anno. Dopo l’uscita nel 1988 il film fu votato come miglior film dai lettori del magazine sugli anime Animage e premiato – sempre nella stessa categoria – al concorso cinematografico Mainichi Film e ai premi Ofuji Noburo un anno dopo l’uscita in sala, ricevendo una nomination ai Saturn Awards. Nel 2003 Hayao Miyazaki fu premiato con il suo primo Academy Award for Spirited Away, trionfando nella categoria Miglior Film d’Animazione prima del premio ulteriore ricevuto nel 2014, quando fu insignito di un Honorary Award in occasione dell’Accademy’s Governors Awards.

2. La forma di Totoro

Totoro è uno spirito della foresta: molti hanno notato che la sua forma inusuale è stata rubata da diverse specie animali. Tra i vari animali che hanno ispirato i disegnatori, ci sono ad esempio i cani procioni giapponesi chiamati tanukis e i gatti; inoltre, le scene in cui volano o quando le due sorelline suonano l’ocarina nel cuore della notte suggeriscono che lo spirito della foresta sia anche ispirato ai gufi. Rispetto a molti film d’animazione contemporanei, dal taglio “occidentale”, i film di matrice orientale – come quelli realizzati in questi anni dallo Studio Ghibli – sono incentrati soprattutto nel cercare di catturare l’essenza stessa della natura, il potere intrinseco che ha, insegnando il rispetto verso quest’ultima; un tentativo che va di pari passo con il racconto, sotto un altro punto di vista, dell’infanzia. Ce lo hanno insegnato, a tal proposito, altri gioielli “made in Ghibli” come Nausicaa nella Valle del Vento, La Principessa Mononoke e La Città Incantata.

1. La Disney di Toy Story e Up ispirata da Totoro

Per decadi, Il Mio Vicino Totoro ha avuto un profondo impatto culturale sia sull’animazione che sulla pop colture che ci circonda e che plasma il nostro pensiero quanto il nostro gusto John Lasseter, ex boss della Pixar, ha spesso citato proprio Hayao Miyazaki e il suo lavoro con lo Studio Ghibli come grande fonte d’ispirazione per i progetti della Pixar stessa: quando iniziò a muovere i primi passi del complesso mondo dell’animazione, addirittura, Lasseter visitò il regista andando fino in Giappone ammirando alcuni schizzi preparatori datati 1988 e appartenenti al progetto de Il Mio Vicino Totoro. A partire dal disegno fatto a mano libera di Miyazaki passando per le brillanti sceneggiature inaffondabili, l’ex boss Pixar ha sempre espresso la propria riconoscenza verso l’autore confessando che gli ha sempre fornito l’ispirazione giusta anche quando si trovava impantanato in un blocco creativo, permettendogli in tal modo di costruire un rapporto di amicizia con il grande maestro giapponese che continua ancora, fino ad oggi, aiutandolo – in passato – a curare l’adattamento a stelle e strisce (per il mercato americano) dei film provenienti dal Sol Levante. L’industria dell’animazione ha certo avvertito gli effetti dei film realizzati dallo Studio Ghibli come Il Mio Vicino Totoro ed altri, soprattutto a distanza di anni: l’animatore della Pixar Peter Docter ha espresso tutto il proprio riconoscimento nei confronti del lavoro di Miyazaki ammettendo che, senza la sua influenza creativa, la Disney non avrebbe mai prodotto e realizzato film come Toy Story e Up per non parlare del più recente Coco, ricco di omaggi – simbolici ed Easter Eggs – dedicati al magico mondo incantato nato dalla fantasia di Miyazaki.

Fonte: ScreenRant

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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